Inserito alle 10:22h
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Esiste in Italia un'attività economica alla quale la legge impone di accettare i pagamenti con carta — pena una sanzione per ogni transazione rifiutata — e alla quale, contemporaneamente, una regola tecnica più risalente sembra vietare di incassare proprio con quelle carte. È la condizione in cui si trovano oggi gli operatori delle sale VLT. Lo Stato dice loro, da un lato, “devi accettare il POS”; dall'altro, “ma quel mezzo di pagamento non è tra quelli ammessi per alimentare il gioco”. Qualunque scelta facciano, sbagliano. A meno che non si faccia chiarezza.
È esattamente la fisionomia di quello che nel mio libro ho chiamato cortocircuito istituzionale: due comandi, entrambi almeno apparentemente formalmente vigenti, che, intersecandosi, producono un risultato opposto a quello che ciascuno di essi persegue e che l'ordinamento del gioco pubblico dovrebbe tenere in equilibrio.
Su questa precisa anomalia vale la pena ripercorrere brevemente alcune argomentazioni, perché il punto non è ricercare una deroga normativa né un privilegio: si tratta solo di chiarire, nero su bianco, ciò che la gerarchia delle fonti già impone....