“Al Forum Acadi 2025 in Confcommercio con le associazioni della confederazione: riordino del territorio e misure ponte di riequilibrio a tutela degli interessi generali” (Pressgiochi novembre/dicembre 2025)

In questo articolo mettiamo in evidenza le principali considerazioni e riflessioni proposte dalle categorie nel corso del dibattito avvenuto durante il Forum Acadi 2025 alla presenza di Istituzioni, Autorità, esperti ed operatori del settore, oggi quanto mai attuale per le attese che si hanno sul riordino. I numeri di quest’anno confermano la centralità del comparto del territorio ed in particolare della rete generalista. Prendendo atto dell’andamento della raccolta, della spesa e del gettito erariale si impongono misure tempestive di riequilibrio di parametri dei parametri anzitutto fiscali che consentano di arginare la tendenza negativa nell’attesa del riordino che tarda ad essere formalizzato, mettendo sempre al primo posto sia la tutela dell’utente che il presidio di legalità.

Cliccando qui puoi scaricare il PDF del documento

Premessa

Al Forum Acadi 2025 è stato presentato il Bilancio di Sostenibilità del comparto del Gioco Pubblico di ACADI – l’Associazione dei Concessionari del gioco pubblico – in Confcommercio Imprese per l’Italia.

Le categorie che orbitano in ambito confederale hanno espresso il loro punto di vista con Lino Enrico Stoppani (Vice presidente Vicario di Confcommercio e Presidente Fipe-Confcommercio), Emilio Zamparelli (per il Presidente di Fit e Presidente S.T.S.), Emmanuele Cangianelli (Presidente di EGP), Patrizio Perla (Vice Presidente Vicario Sapar, delegato dal Presidente Sapar Sergio D’Angelo), oltre che con il sottoscritto.     Le federazioni fanno parte del sistema Confederale di Confcommercio, che continua a dimostrarsi compatto nel sostenere l’importanza della rete generalista.

Sono stati numerosi gli stakeholder, rappresentanti delle Istituzioni e della Politica presenti in sala.

Tra essi con la moderazione di Laura Chimenti (giornalista conduttrice del TG1), hanno infatti partecipato l’On. Sandra Savino (Sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze) la quale ha dato il proprio importante contributo al dibattito, il Dott. Mario Lollobrigida, (Direttore Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli),  il Dott. Marco Garofalo (Direttore della 1a Divisione del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, delegato dal Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Vittorio Pisani), il Colonnello Adolfo Angelosanto (Comandante del reparto Operativo del Comando Provinciale di Roma dell’Arma dei Carabinieri, delegato dal Comandante Generale, Gen. C.A. Salvatore Luongo), il Gen. B. Michele Esposito (Comandante del Nucleo Speciale Tutela Entrate e Repressione Frodi Fiscali della Guardia di Finanza, delegato dal Comandante Generale Gen. C.A. Andrea De Gennaro), nonché gli onorevoli Ettore Rosato (AZ-PER-RE), Luca Squeri (FI), Andrea De Bertoldi (Misto), Alessandro Colucci (NM), Dario Damiani (FI), nonché Andrea Manciulli (Advisory Board Acadi e già Onorevole nella XVII Legislatura – Camera dei Deputati), Giovanni Kessler (Advisory Board Acadi e già Onorevole nella XIV Legislatura – Camera dei Deputati), Andrea Ruggieri (Advisory Board Acadi e già Onorevole nella XVIII Legislatura – Camera dei Deputati).   Hanno contribuito a descrivere il Bilancio di sostenibilità Daniele Raimondi (Counsel dello studio Eversheds Sutherland), Emanuele Di Faustino (Responsabile Industria, Retail e Servizi di Nomisma), Yessica Rada, Acadi (Chief Compliance Officer & DPO di Global Starnet s.r.l.) e Jessica Cozzi, Acadi (Videolotteries Director Novomatic Italia S.P.A.).

La posizione di Acadi.

Nel mio intervento ho tenuto a rappresentare che “il FORUM ACADI riunisce in Confcommercio le rappresentanze delle filiere del comparto del gioco pubblico che agiscono in ambito confederale come FIPE, FIT, EGP e SAPAR.

Siamo alla nuova edizione del Bilancio di Sostenibilità. Un documento unico nel suo genere perché riferito non ad un’azienda singola ma ad un intero Comparto. Perché relativo a prodotti di Stato di impatto anzitutto sulla salute degli utenti ed anche sulla legalità, sul gettito e sull’occupazione del Paese.  E’ un documento che propone la misurazione dei dati dal 2018, anche relativi all’impatto ESG con i criteri internazionali GRI. Che mette sul tavolo la memoria degli effettivi ruoli, responsabilità e prospettive dei diversi sottocomparti che compongono l’intera offerta di gioco. E che consente, per la doppia materialità, una valutazione di impatto del sistema normativo vigente sugli interessi costituzionali in ballo, a partire dalla tutela della salute dell’utente, a cui

quest’anno intestiamo il Forum.  

Dalla lettura del documento, che tra l’altro segue un severo percorso per giungere all’asseverazione, emergono la natura strategica del settore per il Paese (20,8 miliardi di valore aggiunto complessivo, 1,1% del Pil, 11,6 miliardi di gettito erariale specifico, 150mila lavoratori, migliaia di aziende) come la fitta rete di adempimenti di compliance in cui è impegnato. Questi sono i punti fermi della reputazione del settore.

Il raffronto dei dati dal 2018 al 2024 consente poi di percepire l’andamento delle principali direttrici del settore (con la spesa degli utenti aumentata da 18,9 a 21,4 miliardi e le entrate erariali da 10,7 a 11,6 miliardi) così come alcune controtendenze, non sempre colte dall’opinione pubblica, come il calo della spesa degli utenti per gli Apparecchi AWP e VLT (da 10,3 a 8,2 miliardi) ed il relativo calo di apporto in termini di gettito per il relativo prelievo (da 10,3 a 8,2 miliardi).  

Ma se si guarda al 2023, il dato più rilevante è che per la prima volta a livello di comparto il gettito erariale complessivo è diminuito mentre la spesa degli utenti è aumentata.  Qualcuno potrebbe dire che è cambiata la tendenza: meno tasse e meno salute e i dati del 2025 lo confermano. 

Questo significa che è vero l’allarme lanciato negli anni dalle associazioni del territorio secondo cui non può essere ulteriormente trascurata la componente del territorio ed in particolare la rete generalista degli Apparecchi che è quella che assicura la maggior parte del gettito erariale complessivo (dei 11,6 miliardi di gettito complessivo, il territorio ne apporta 10,2, in particolare gli apparecchi ne apportano 5,3).

Le riflessioni sui dati del presidio di legalità e sui livelli occupazionali sono le stesse.

E’ l’offerta generalista ad offrire un presidio capillare e diffuso dei prodotti di Stato sulla gran parte dei Comuni italiani e dunque un concreto presidio di legalità: rispetto ai 7.896 comuni italiani, i 47.000 punti vendita della rete generalista degli apparecchi presidiano 5.900 comuni, mentre i 4.400 punti specializzati presidiano 1.680 comuni.  Ed è anche vero che sono in calo i comuni raggiunti dai punti di presidio del territorio (-527), così come è in calo l’occupazione del sottocomparto degli apparecchi (-4.500). 

E ciò nonostante sia la stessa rete del territorio che si palesa come strategica anche per la tutela dell’utente ed il contrasto al Disturbo da Gioco d’Azzardo per l’esperienza della rete generalista a gestire prodotti delicati come alcol e tabacchi, potenziabile ove possibile anche con la formazione.

Data la situazione, occorre certamente monitorare con sempre più attenzione l’iter del riordino del fisico e del riequilibrio dei parametri, che tenga al centro l’offerta generalista con quella specializzata del territori, superando ogni forma di distanze ed orari per gli apparecchi che non hanno dato i risultati attesi, escludendo la sovrapposizione di un criterio di distanze tra punti, puntando sulla tecnologia dei prodotti safe e del registro di autoesclusione per gli apparecchi per una tutela effettiva e sostenibile della salute, assegnando un contributo rilevante agli enti de territorio senza aumenti di tassazione per apparecchi.   In proposito, visto il tempo che sta passando, va monitorata altresì la permanenza della reale volontà politica di procedere.

Ma le associazioni presenti al Forum hanno messo in evidenza anche un altro aspetto: nel frattempo, sin da queste ore, serve una “riforma ponte” di riequilibrio per gli apparecchi di preu, payout e parametri gestibili senza la procedura delle regole tecniche che richiederebbe troppo tempo.    Occorre anticipare gli effetti del riequilibrio tra prodotti e canali così misurando meglio la componente dell’intrattenimento (per la tutela dell’utente), stabilizzando il gettito erariale (invertendo la rotta negativa registrata da anni), salvaguardando i livelli di presidio di legalità dei territori così come i livelli occupazionali raggiunti (anticipando gli effetti di stabilizzazione del riordino ai punti che gestiscono gli apparecchi che sono i più numerosi).

La necessità e l’urgenza di queste misure sono sotto gli occhi dell’opinione pubblica, delle istituzioni e della politica.””

La posizione di Fipe

Chiara e netta è stata la posizione di Fipe illustrata dal Presidente Lino Stoppani che ha anche aperto i lavori portando il saluto del Presidente Sangalli. Queste le sue parole: “Con grande attenzione e senso di responsabilità partecipo anche quest’anno ai lavori del Forum ACADI, confermando il valore di questo appuntamento che riunisce la filiera di settore appartenente a Confcommercio come momento di sintesi, confronto e proposta per il futuro del comparto dei giochi pubblici in concessione.

Come già affermato più volte in questa sede, il nostro Paese ha costruito, nel tempo, un sistema regolato di offerta di giochi con vincite in denaro fondato su concessioni statali, presìdi legali, controlli pubblici e responsabilità imprenditoriali.

FIPE, sin dalla prima fase di emersione delle attività fino ad allora prive di disciplina fiscale e normativa, ha sostenuto questo percorso, favorendo l’affermazione dell’offerta legale nei pubblici esercizi, in ambienti riconoscibili e controllati, capaci di proteggere i consumatori, soprattutto quelli più vulnerabili.

Oggi, più che mai, dobbiamo riaffermare che la tutela dei consumatori – e quindi la lotta all’illegalità, all’abusivismo, alla compulsività dei consumi come al gioco minorile – può essere garantita solo dal mercato regolamentato, monitorabile, accessibile e consapevole.

È in questa cornice che si muovono ogni giorno migliaia di imprese nei pubblici esercizi italiani: non “punti vendita anonimi”, ma soggetti responsabili, legittimati, riconoscibili.

Parliamo di imprese di ogni dimensione, con ruoli diversi nella filiera, ma tutte accomunate da un impegno che non può più essere volontaristico, né episodico: la responsabilità sociale non può restare affidata alle sole iniziative di buona volontà.

Deve diventare parte integrante del sistema normativo e organizzativo del gioco pubblico: dalla formazione certificata degli operatori alla comunicazione nei locali, dal dialogo con il terzo settore alla capacità di intercettare i segnali di disagio, fino all’uso intelligente delle tecnologie già disponibili per la tutela dei minori e dei soggetti vulnerabili.

FIPE ha già da tempo sollecitato, principalmente attraverso il proprio sindacato di categoria EGP FIPE, l’introduzione di strumenti solidi e sistemici: parliamo dell’estensione del Registro di Autoesclusione a tutti i punti vendita, l’identificazione visiva delle attività legali, il potenziamento della Consulta permanente sui giochi pubblici, istituita dal D.Lgs. 41/2024 come sede principale di analisi e confronto tra tutti gli stakeholders istituzionali e della società civile. Si tratta di passaggi essenziali per passare dalla dichiarazione di principio alla effettiva prevenzione.

Tuttavia, questi obiettivi rischiano di restare incompiuti senza un chiaro ed efficace intervento di riordino legislativo dell’offerta nei punti vendita. Un intervento che sta decisamente tardando ad arrivare.

Oggi, dopo anni di razionalizzazioni spontanee, riduzioni di punti vendita, discontinuità normative territoriali, gli imprenditori si trovano privi di un quadro certo per orientare i propri investimenti e il proprio contributo alla legalità.

Serve un quadro unico, organico e coerente, che:

  • Riconosca e valorizzi i punti legali di offerta;
  • Riorganizzi le regole di accesso dei consumatori e di gestione delle attività in modo uniforme sul territorio nazionale;
  • Promuova la digitalizzazione come strumento di prevenzione e tracciabilità, non come ulteriore leva di deregolamentazione (che non può trovare cittadinanza in un ordinamento concessorio come quello italiano);
  • Ripensi la leva fiscale di settore, superando squilibri ed iniquità che distorcono la concorrenza nell’attenzione dei consumatori, senza poter incidere sui consumi, deviandoli verso prodotti a minore tassazione o illegali.

La trasformazione digitale dei consumi – accelerata anche da mutamenti generazionali – impone al legislatore una risposta adeguata, che non lasci spazio all’anonimato dell’online illegale, ma accompagni l’evoluzione tecnologica con strumenti di governo e controllo ed ove possibile di incentivo delle imprese, a tutti i livelli di filiera, dalle reti di controllo ai singoli esercenti, a partecipare agli investimenti di trasformazione digitale e di riorganizzazione.

Le imprese della rete fisica, ben organizzate, sono pronte a raccogliere questa sfida.

Ma serve una cornice che le sostenga, non che le ostacoli.

Una cornice normativa che è già tracciata dalla “delega fiscale” del 2023 e che chiediamo con forza al Governo, al Parlamento ed alle Autonomie locali di adottare quanto prima, per avviare il riordino distributivo e tecnologico nei tempi più rapidi possibili.”

 

La posizione di Fit

Emilio Zamparelli per il Presidente di Fit – Federazione Italiana Tabaccai e nella sua qualità di Presidente S.T.S. ha precisato, tra l’altro, che: “Il primo capitolo del riordino si e già compiuto, lo scorso anno, con il decreto legislativo sul gioco a distanza e sui punti vendita ricariche. Ora, pero, siamo di fronte alla vera sfida: il riordino del gioco fisico. La questione e senz’altro più complessa,

perché intreccia il tema della salute dei cittadini con quello della sostenibilità delle imprese e della certezza per i lavoratori.

Noi tabaccai ricevitori abbiamo le idee chiare: il legislatore deve affidare la gestione e la raccolta del gioco a reti di gioco professionali e qualificate, che garantiscano affidabilità, sicurezza e rispetto delle regole. La storia del nostro settore lo conferma: quando lo Stato ha affidato a reti organizzate e controllate – si pensi, ad esempio, all’esclusiva del Lotto ai tabaccai, o alla costruzione di una rete legale di scommesse e apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro – i giochi sono emersi dalla clandestinità e sono diventati strumenti legali, sicuri e produttivi per l’erario.

Laddove, invece, e mancata la regolamentazione, o lo Stato ha deciso di indietreggiare, hanno prosperato criminalità e illegalità. 

Non possiamo fingere che l’attuale stato della rete fisica sia roseo e rassicurante. La guerra ingaggiata da Regioni ed enti locali al gioco, del resto, e una guerra alla rete fisica; così , la desertificazione delle sale e la riduzione dei punti di raccolta, unite all’inarrestabile concorrenza dell’online, stanno indebolendo l’intero comparto.

Eppure la rete fisica, non dimentichiamolo, continua a garantire ogni anno un contributo costante all’erario, anche nei momenti più difficili. E una certezza per lo Stato e una garanzia per i cittadini. 

La prospettiva, in estrema sintesi, e davvero delicata: le riflessioni devono essere lucide, concrete e capaci di guardare oltre le contrapposizioni ideologiche che hanno troppo a lungo avvelenato il dibattito.

Accanto a questi aspetti strutturali, peraltro, il legislatore dovrà affrontare con decisione anche altre questioni che toccano direttamente la figura del giocatore. A partire dalla loro privacy. 

Oggi disponiamo di strumenti tecnologici che consentono di conoscere in dettaglio i comportamenti dei giocatori: quando, quanto, come e dove si gioca. 

Una profilazione che consente di comprendere i gusti del cliente e personalizzare l’offerta ma che mostra il fianco a molteplici problemi: da un lato la tutela della riservatezza del cittadino, dall’altro la necessita che queste informazioni non vengano utilizzate in maniera impropria o distorta. Se il legislatore promuove strumenti come l’autoesclusione o i limiti di spesa, nel contempo deve anche definire regole chiare sull’utilizzo dei dati raccolti. 

Quello della privacy, insomma, e un campo sensibile, che chiama interessa da vicino sia l’Autorità Garante della Privacy sia i concessionari e gli operatori qualificati. 

Un secondo nodo riguarda il divieto di pubblicità che, com’e noto, è scattato nel 2018 per opera del Decreto Dignità. Se e vero che tale divieto riguarda tutti i canali di offerta, e tuttavia inevitabile riconoscere che a farne le spese è stato soprattutto il gioco fisico, a partire da quelle tipologie di gioco a basso impatto per la salute dei cittadini, tipici delle ricevitorie. Difatti, negli anni abbiamo assistito al dilagare su social e canali non regolamentati di soluzioni alternative (vedi influencer o tipster) che promuovono giochi ben più problematici dal punto di vista della ludopatia. 

La contraddizione e evidente: mentre si mettono al bando spot e promozioni delle reti legali e qualificate, si lascia campo libero a forme di comunicazione opache, che sfuggono a ogni controllo. 

Per tale motivo, a distanza di sette anni dalla sua introduzione, e arrivato il momento di ripensare il divieto assoluto di pubblicità: il settore e cambiato; pertanto, anche la normativa deve cambiare. L’obiettivo, chiaramente, non può essere un’apertura totale e indiscriminata del mercato, ma creare un sistema più equilibrato che, all’interno di parametri precisi e stringenti, distingua tra giochi a rischio reale e giochi che intrinsecamente mostrano un basso livello di problematicità. Sullo sfondo, la possibilità che le reti fisiche comunichino la propria offerta in modo trasparente,

legale e riconoscibile.

In questo contesto, il nostro appello e chiaro: il riordino dovrà mettere al centro la rete fisica, perché essa rappresenta non solo il canale di raccolta più affidabile, ma anche quello che garantisce professionalità, sicurezza e legalità per i giocatori.  La questione non riguarda soltanto noi operatori, ma il futuro del gioco pubblico, inteso come sistema, nel nostro Paese.

La posizione di EGP

Emmanuele Cangianelli per Egp ha tra l’altro evidenziato che “Le imprese di Confcommercio e FIPE operano nel comparto giochi con un forte impegno per la legalità e la sostenibilità sociale. Esse svolgono, come noto, un pubblico servizio attraverso le concessioni di gioco e ritengono che il settore debba avere regole specifiche e stringenti, anche maggiori rispetto ad altri ambiti commerciali, per la tutela di tutti gli interessi coinvolti.

Tuttavia, il comparto del retail gaming (le concessioni delle reti di apparecchi, scommesse e delle sale bingo) è da tempo soggetto a criticità che sono ormai croniche.

È acclarata una “esasperante lentezza” nella revisione della regolamentazione. Questo crea incertezze sulla politica distributiva di questi servizi di gioco in concessione, anche per le demagogiche azioni degli anni passati in molti ambiti regionali e comunali.

Non è ancora possibile implementare soluzioni digitali di categorizzazione dell’età, di auto-misurazione e auto-esclusione per il gioco: questo costringe a discutere ancora di quelle limitazioni anacronistiche, a partire da quelle orarie, peraltro attive solo per alcune offerte, a partire da quella degli apparecchi.

Le soluzioni per incentivare i pagamenti elettronici non sono aggiornate o implementate, rendendo difficile la tracciabilità dei flussi finanziari. Esiste il paradosso di almeno il 30-40% del gioco online alimentato da ricariche in contanti, mentre la disciplina sui pagamenti elettronici per le VLT non viene aggiornata.

Si sta assistendo a una nuova espansione di offerte non regolamentate: abbiamo ancora reti di scommesse senza concessione, un online molto “ibrido” con vantaggi fiscali del “vero” gioco a distanza ma flussi finanziari in contanti, e molteplici offerte illegali “pure”, che sottraggono miliardi all’economia legale e al fisco.

Negli ultimi due anni si è registrato un saldo negativo delle entrate per lo Stato, dovuto proprio a una “mancata manutenzione del sistema fiscale” e a uno spostamento organico delle giocate verso prodotti con payout maggiore e tassazione minore (oltre che ad un ritorno dell’illegale tramite sempre nuove soluzioni digitali transfrontaliere): un quadro delineato dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio fin dal 2018, ma senza che vi si ponesse attenzione.

Di fronte a queste problematiche, facciamo un appello al Governo, ai Presidenti delle Regioni e ai parlamentari per un’assunzione di responsabilità: le nostre proposte si basano sul principio fondante della posizione di Confcommercio: “Stesso mercato, stesse regole”.

Si dovrebbe ragionare, per rendere il sistema legale il più esteso ed efficiente possibile, ad una net neutrality nelle regole dell’offerta.

È necessario aggiornare e ripensare i montepremi, i “payout” e i sistemi di prelievo fiscale: è evidente che occorre ribilanciare il payout degli apparecchi a piccola vincita, assieme ad una moderata rimodulazione del prelievo fiscale, che è interesse della legalità e del gettito operare fin dal 2026.

È tremendamente urgente una forte innovazione nel retail attraverso nuove soluzioni digitali e di rete, che possano abilitare strumenti per il gioco consapevole come la categorizzazione dell’età, l’auto-misurazione e l’auto-esclusione.  

È di interesse pubblico e di palese efficienza futura dei sistemi concessori la digitalizzazione integrale dei servizi di gioco e l’incentivazione ai pagamenti elettronici; ad esempio, per le cartelle del bingo, la digitalizzazione per l’invio in sala potenzia il ruolo dei concessionari ed amplia le opportunità di intrattenimento sicuro e interattivo.

È urgente dare seguito alle previsioni di blocco e limitazione dei flussi finanziari transfrontalieri verso operatori privi di concessione: ben tre disposizioni di legge lo prevedono negli ultimi quindici anni, ma non si conoscono provvedimenti attuativi.

È fondamentale, con questi elementi, definire finalmente le future concessioni del retail gaming, con modelli distributivi che eliminino limitazioni controproducenti per la legalità e la salute dei consumatori, come i distanziometri o le esagerate limitazioni orarie.

L’obiettivo finale è definire un gettito erariale “sostenibile”, generato da un sistema non solo legale, ma anche rafforzato per minimizzare il gioco compulsivo e minorile.

L’incertezza di una visione complessiva e la demagogia politica hanno finora ostacolato i progressi: tuttavia se tutti quanti interagiscono sulle regole di questo mercato si faranno guidare da principi etici solidi, non solo da semplici moralismi, sarà concretamente possibile tutelare i numerosi interessi collettivi “in gioco” in tempi ragionevoli, garantendo canalizzazione della domanda nella legalità e, con essa, concreta tutela dei consumatori, della sicurezza pubblica e di un solido e continuo contributo ai bilanci pubblici.

 

La posizione di Sapar

Patrizio Perla per il Presidente di Sapar e nella sua qualità di Vice Presidente Vicario Sapar ha ricordato tra l’altro i seguenti temi “Relativamente al comparto degli apparecchi a mio avviso si deve partire da alcuni elementi di base che sono sotto gli occhi di tutti: in base ai dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dal 2019 al 2024 si e verificata una riduzione della raccolta per gli apparecchi di cui agli art.110 comma 6 lett. A e B del TULPS di circa il 30% nel periodo 2019-2024 e, nello stesso periodo, ad una perdita di gettito erariale di circa 1.4 miliardi di euro che significa che oggi il settore degli apparecchi  (comprese le VLT)contribuisce per circa il 50% alle entrate erariali del settore mentre per anni il suo contributo si e attestato sul 55/60% (arrivando al 60% proprio nel 2019).    

Da questo punto di vista bisogna quindi superare a nostro avviso il luogo comune secondo il quale l’avanzata del gioco on line e stata dovuta solo alla pandemia da Covid 19 in quanto in base ai dati di cui sopra e invece evidente che c’è un problema riguardante gli apparecchi che persiste anche dopo la fine della pandemia. 

Parimenti bisogna ricordare l’abbassamento dei margini per le imprese di gestione che dal 2015 al 2023 in poi ha segnato una diminuzione di quasi il 37% (Dati Cgia Mestre).

Nella logica della tutela del giocatore e della tenuta della filiera occorre assolutamente quindi cercare di rendere gli apparecchi più attrattivi innanzitutto prevedendo un aumento del payout rispetto all’attuale percentuale del 65% oltre ad altre misure di carattere tecnico che vadano ad incidere sulla componente di intrattenimento da rendere assolutamente più presente.  

Una volta inquadrata in tal modo una nuova tipologia di apparecchio in cui l’intrattenimento sia centrale si potrebbe pensare anche all’aumento della vincita massima a partita.  

Ovviamente l’innalzamento del payout dovrebbe essere controbilanciata da un contestuale abbassamento del Preu al fine di renderla sostenibile per le imprese tenuto conto che la maggiore attrattività degli apparecchi determinerebbe comunque un aumento della raccolta. 

La necessita di rilancio degli apparecchi comma 6 A emerge ancor più in maniera lampante dai dati ADM relativi alle fasce d’età dei conti di gioco on line che vedono la fascia 18-24 anni come la maggiore per conti aperti il che vuol dire che le attuali AWP sono sempre meno attrattive per le nuove generazioni anche nel confronto con altre tipologie di gioco  (il gioco on line ha un payout elevatissimo e partecipa in misura molto inferiore rispetto agli apparecchi al gettito erariale e questo vuol dire che la domanda di gioco si va progressivamente spostando verso tipologie che non garantiscono il medesimo gettito erariale degli apparecchi).     

In particolare il gioco a distanza partecipa per una percentuale di molto inferiore (7,09% contro il 36%delle AWP nel 2024) alle entrate erariali pur presentando un livello di raccolta che rispetto al gioco fisico e pari a più del doppio.   

In questo senso una riduzione anche minima del Payout del gioco on line renderebbe possibile la compensazione dei livelli erariali tra gioco fisico e on line in quanto, senza nemmeno aumentare l’attuale aliquota di tassazione che, ricordiamo, per l’on line e applicata sulla differenza giocato-vincite, si determinerebbe un incremento del gettito. 

Infine siamo certi che il rilancio della raccolta derivante da una migliore attrattività degli apparecchi determinerebbe anche un aumento del gettito erariale rendendo percorribile la strada di un abbassamento del Preu o della modifica della base imponibile di tassazione.

In questo senso di seguito elenchiamo le nostre proposte, che riteniamo imprescindibili per la salvaguardia e sostenibilità del giocatore, per tutelare le imprese di gestione e dell’intera filiera, e per garantire le entrate erariali al fine di garantire un ritorno ai livelli di gettito degli anni precedenti:

Misure a tutela del giocatore

  • Prolungamento dell’intrattenimento
  • Introduzione di messaggi banner sul gioco responsabile
  • Innalzamento payout al 70%
  • Aumento vincita massima a 200 euro;
  • Costo partita invariato a 1 euro, previsione di credito massimo inseribile fino a 20 euro
  • Possibilità di riaccreditamento delle vincite sul credito con incasso successivo delle somme vinte.

Misure di sostenibilità fiscale e relative al controllo degli apparecchi

  • Abbassamento Preu al 19%;
  • Introduzione QR code a video per il controllo dei dati di gioco e contabili degli apparecchi

Le  misure descritte non devono farci dimenticare gli altri grandi problemi che affliggono il   comparto come quello del riordino che tarda ad arrivare e quindi del rapporto tra normativa nazionale e locale, quello dei rapporti con gli istituti bancari e delle differenze dei criteri di tassazione tra diverse tipologie di gioco  ma rappresentano a nostro avviso un punto di partenza imprescindibile per rilanciare il settore degli apparecchi da intrattenimento e le Piccole e Medie Imprese del Made in Italy che vi operano.

Conclusioni.

C’è una sostanziale condivisione sul tema centrale della necessità di riordino del territorio ed ancor prima dell’anticipazione dei suoi effetti con l’armonizzazione fiscale tra i comparti che tenga in giusta considerazione il ruolo attivo della rete generalista nel perseguimento degli obiettivi di interesse pubblico che presuppongono l’esistenza del comparto.

Geronimo Cardia



Iscriviti alla newsletter per essere aggiornato sulle attività dello Studio