LA QUESTIONE TERRITORIALE (GIOCONEWS GENNAIO 2014)

LA QUESTIONE TERRITORIALE (GIOCONEWS GENNAIO 2014)

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L’impatto delle limitazioni territoriali sulle imprese e sugli interessi generali.

Un argomento che impegna nelle questioni giudiziarie innanzi ai tribunali amministrativi aditi per valutare la legittimità di atti limitativi della distribuzione gioco legale sul territorio è legato alla dimostrazione del nocumento provocato dagli atti medesimi.

Spesso, giustamente, si fa riferimento alla perdita di ricavi.    La rimozione degli apparecchi, o comunque l’inibizione del gioco legale di turno,  sono idonee a determinare il venir meno dell’incasso dell’operatore che agisce in loco, da un lato, e di tutti gli operatori del filiera, dall’altro, in quanto detti incassi sono solitamente parametrati su base percentuale sulla raccolta del gioco.

Altre volte vengono messi in luce questioni attinenti alla perdita di avviamento e di clientela.    Ed infatti, trattandosi di inibizioni sparse sul territorio in modo non omogeneo, alla clientela comunque sarà consentito accedere a offerte in territori limitrofi, ancora non contagiati dalle vocazioni proibizionistiche, ovvero ancora a offerte di gioco su canali distributivi alternativi quali quello attraverso il canale online.   E di qui soliti richiami ai noti fenomenti di turismo cosiddetto da gioco.

Tale circostanza, poi, viene rappresentata non solo sotto il profilo del lucro cessante (smetto ora di percepire un reddito in futuro) quanto anche sotto il profilo del danno emergente (quanto perdo ora rispetto a quello che ho ora)  se solo si pensa alle conseguenze negative sull’avviamento inteso non come valore immateriale intrinseco dell’azienda (consistente nella capacità, prospettica, della medesima di produrre reddito, in futuro) quanto piuttosto inteso come vera a propria posta contabile rinvenibile nell’attivo del bilancio, laddove per l’acquisizione dell’azienda sia stato pagato uno specifico prezzo.

Quando poi la deminutio cagionata dai divieti in parola assume carattere importante anche sotto il profilo del quantum rispetto ai livelli di fatturato complessivi dell’operatore, ecco il richiamo alla compromissione della continuità aziendale.    Ed infatti, alla perdita dei ricavi del ramo di azienda inerente al gioco legale  è certamente collegata una perdita di liquidità dell’azienda, idonea compromettere gli equilibri oltre che economici (i.e. idoneità dei ricavi a fare fronte ai costi) anche finanziari (i.e. idoneità dei flussi di entrata a consentire i pagamenti alle rispettive scadenze).   Ed è di tutta evidenza che gli squilibri, economici e finanziari, possono in taluni casi assumere dimensioni tali da incidere sulle politiche di spending review più elementari, fino a comportare la rivisitazione dei livelli occupazionali garantiti sino all’entrata in vigore dei richiamati divieti.

Naturalmente ciascuna delle suddette circostanze perde il carattere della mera petizione di principio ed assume il valore circostanza di rilievo unicamente nei casi in cui si possa idoneamente provare, documenti contabili alla mano, l’apprezzamento del quantum e, dunque, la magnitudo del problema.    Non di secondo piano appare, poi, il riferimento al contesto generale in cui versa ciascuna realtà commerciale già alle prese con la grave crisi economica che attanaglia il Paese.

Dunque, accanto al mero mancato guadagno, mai visto di buon occhio – ingiustamente atteso lo scopo di lucro a fondamento dell’iniziativa economica – sotto il profilo strettamente privatistico vengono solitamente poste altresì ragioni di carattere sociale (salvaguardia dei livelli occupazionali) e prospettive irreversibili ed irrisarcibili quali l’arresto sino alla chiusura della realtà economica, quest’ultima non necessariamente in bonis soprattutto nei casi in cui la normativa locale ponga divieti improvvisi ed imprevisti.

Proseguendo con ordine, va evidenziato che la portata generale dei divieti, da un lato, e la sostanziale espulsione del gioco legale dall’intero territorio interessato dai divieti in parola, dall’altro, sono idonee a determinare  impatti dal carattere, altresì, superiore a quello particolare del singolo ricorrente.  Entrano, infatti, in gioco interessi di carattere generale di diversa natura.

In primo luogo, si è costretti a richiamare che il disagio economico, fino alla chiusura e le ripercussioni occupazionali del singolo in realtà riguardano un intero comparto.

In secondo luogo, deve richiamarsi la fuoriuscita dal territorio interessato dai divieti di ogni forma di investimento economico da parte di operatori legali del settore, con le chiare ricadute sul piano occupazionale locale.

In terzo luogo, deve registrarsi la perdita di gettito erariale, peraltro in questo periodo al centro dell’attenzione nazionale e locale per la forte crisi che interessa il Paese.

In quarto luogo non può non vedersi il rischio concreto che la criminalità organizzata possa interessarsi alla distribuzione del gioco in luogo dell’espulso gioco legale, occupando il territorio per soddisfare una domanda di gioco comunque esistente.    Ne risentirebbero, in maniera drastica, il contrasto al gioco d’azzardo ed illegale e la tutela del giocatore  consumatore-utente.

Queste valutazioni sono importanti in quanto, insieme ad altre, consentono di focalizzare la magnitudo del tema dei divieti scoordinati sul territorio che non puo’ e non deve essere visto come un problema degli operatori privati, ma una questione da risolvere nell’interesse generale.

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