Acadi scrive al Comune di Livorno: “Non adotti il regolamento sul gioco senza effettuare alcuna verifica tecnica sulle ripercussioni” (Agimeg 20 febbraio 2019)

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Il Comune di Livorno intende adottare un distanziometro di 500 metri e le fasce orarie senza aver effettuato le verifiche tecniche necessarie. E’ in sostanza il monito che lancia l’Acadi in una lettera inviata allo stesso Comune, dopo aver preso visione della bozza di regolamento su cui l’Amministrazione sta lavorando. Un distanziometro di 500 metri – si legge nella lettera – “può essere attuata sul territorio livornese solo previa attenta e specifica verifica tecnica (mediante mappatura del territorio) finalizzata ad accertare se il combinato disposto della pluralità delle categorie dei luoghi sensibili, la loro collocazione sul territorio comunale e la notevole distanza da rispettare, non costituisca, con le regole urbanistiche vigenti, una vera e propria “espulsione” del gioco lecito dall’intero territorio livornese, costituendo come tale un errore tecnico che inficerebbe la tenuta del Regolamento stesso”. In sostanza l’Acadi chiede al Comune di accertare prima quali sarebbero gli effetti concreti del distanziometro, verificando quale sarebbe il raggio di interdizione di ogni singolo luogo sensibile; e di appurare se le sale possano realmente trasferirsi – e in che percentuale – nelle aree residue, in considerazione delle norme urbanistiche vigenti. “Tutto ciò al fine di prevenire il cosiddetto Effetto Espulsivo, e quindi l’espulsione dell’offerta pubblica di gioco, l’invasione dell’offerta illegale, la chiusura di imprese sane del comparto e la perdita delle relative forze occupazionali anche evitando ipotesi di danno erariale per la perdita di gettito e per le istanze risarcitorie che potranno essere valutate all’esito della eventuale dichiarazione di illegittimità del Regolamento”. L’Associazione ricorda poi che il Consiglio di Stato ha annullato il Regolamento del Comune di Bologna a proprio per il fatto che non era stata condotta una simile indagine, e ha ordinato al Comune di Domodossola di svolgere una perizia per le stesse problematiche. Per quanto riguarda invece le fasce orarie “si segnala sin d’ora che il potere di adozione di un’apposita ordinanza sindacale, allo stato della normativa e giurisprudenza applicabile, deve necessariamente soggiacere a una approfondita istruttoria dell’esigenza di tutela della salute pubblica nello specifico territorio livornese. Istruttoria, anch’essa da redigere preventivamente rispetto all’adozione del regolamento. Inoltre, ai sensi di quanto prescritto dall’Intesa adottata in sede di Conferenza Unificata Stato Regioni, le fasce ore di interruzione consentite non potranno essere superiori a 6 complessive al giorno, da definire previa intesa con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, al fine di consentire un’applicazione omogenea di tali limiti sul territorio nazionale e anche ai fini del futuro monitoraggio telematico del loro rispetto”. lp/AGIMEG

 

 

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