Dal giornale Cronaca Qui di Torino (del 20 dicembre 2017, pagina 11)

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Di seguito i contenuti pubblicati nell’articolo apparso a pagina  11 del quotidiano  Cronaca Qui di Torino del giorno 20 dicembre 2017  dal titolo: “Ricorso in tribunale dei gestori delle slot. E’ probizionismo”

Per un mese hanno percorso strade destinate  a non incontrarsi  mai. Da una  parte aziende  e gestori del settore dell’intrattenimento, convinti che la nuova legge adottata dal Piemonte sia destinata  a condannare a morte un settore che conta 310 aziende e quasi 3 mila tra dipendenti  diretti e collaboratori, ai quali aggiungere 6.100 esercenti.  Dall’altra la Regione, sicurissima insieme con il Comune di Torino che imporre un freno a slot e Vlt sia innanzitutto una crociata di civiltà contro la piaga della ludopatia.  Per la prima volta  oggi si  troveranno  di fronte a un giudice del nostro tribunale civile chiamato a esprimersi sull’istanza di sospensione sulla legge regionale richiesto nel ricorso presentato dallo studio legale romano “Cardia e Cardia”.

Cosa dice la norma

Niente macchinette a cinquecento metri da scuole, oratori, ospedali e bancomat

Il punto che ha convinto le associazioni di categoria e gli imprenditori dell’intrattenimento elettronico legale a pre- sentare un ricorso al tribunale civile di Torino è contenuto nell’articolo 5 della legge regionale numero 9 del 2016, intitolata “Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico”. È quello il punto che introduce il cosiddetto “distanziometro”, ovvero una serie di ferrei parametri per vietare di concedere nuove licenze e per revocare quelle già in essere in locali che si trovano troppo vicini a luoghi giudicati particolarmente sensibili. La soglia è fissata in 300 metri per i comuni con una popolazione fino a 5mila abitanti e in 500 metri per tutti gli altri. In particolare, la norma prende in considerazione le scuole, i centri di formazione, i luoghi di culto, gli impianti sportivi, gli ospedali, le strutture residenziali sociosanitarie, le strutture per categorie protette, i luoghi di aggregazione giovanile e gli oratori. E poi ancora gli istituti di credito e gli sportelli bancomat, i compro oro, le stazioni ferroviarie. A loro discrezione, poi, i Comuni possono individuare altri luoghi sensibili. E saranno comunque i municipi, attraverso la loro polizia locale, a provvedere al rispetto della normativa regionale: le sanzioni vanno dai 2mila ai 6mila euro. Anche per questo motivo, il ricorso dei gestori è rivolto anche contro il Comune di Torino, che ha già approvato una sua “stretta”, antecedente a quella della giunta Chiamparino, per fissare fasce orarie nelle quali gli apparecchi dovranno rimanere spenti. Scelta avallata da due pronunciamenti del Tar e del Consiglio di Stato. Nel corso della seduta di ieri, la giunta Appendino ha dato il via libera alla costituzione in giudizio della Città contro il ricorso che sarà discusso oggi

È la  prima  opposizione  in un’aula di giustizia presentata da “Astro”, l’associazione di  categoria del  settore, alla quale si sono accodate una decine delle principali aziende piemontesi dell’intrattenimento elettronico.  La strategia scelta dall’avvocato Geronimo Cardia è infatti quella di ottenere  uno  stop  alla legge regionale nell’attesa che la Corte Costituzionale  possa esprimersi  nel merito del ricorso. Perché secondo imprenditori e gestori il provvedimento deciso (e difeso) dalla giunta Chiamparino violerebbe almeno due principi fondamentali: quello della libertà d’impresa e quello del cosiddetto principio di affidamento, che garantisce la possibilità di un privato a prendere una decisione  confidando nella buona fede di una pubblica amministrazione. «Garanzie costituzionali  – spiega l’avvocato Cardia – che cozzano contro l’effetto espulsivo della legge regionale». La tesi, infatti, è che il “distanziometro” così come è stato immaginato “espella” l’intero settore del gioco d’azzardo legale dal tessuto produttivo piemontese, creando una vera e propria forma di proibizionismo. Non una sensazione, secondo lo studio Cardia, ma una vera e propria rilevazione scientifica: «Applicando  le distanze minime dai luoghi sensibili, i nostri consulenti urbanistici dello studio Meneghetti di Padova   hanno   fissato   nel 99,32% gli apparecchi che dovranno essere disattivati a Torino  e nel  99,06% quelli  in una città di medie dimensioni come Chieri».

Percentuali che vanno calate su un settore imprenditoriale che, solo per gettito erariale, farebbe venir meno 321 milioni  di  euro nelle  casse dello Stato, secondo le stime di Astro, e almeno 240 milioni secondo quelle del ministero delle Finanze. Un settore nel quale operano aziende come la Win Matica di corso Allamano, che oggi conta 29 dipendenti e che gestisce il 91% delle proprie macchine in Piemonte, di cui oltre la metà a Torino. «Ed è facile capire che queste norme ci costringeranno a lasciare  a casa i nostri dipendenti» è l’assicurazione di Luciano Rossi, responsabile commerciale dell’azienda e consigliere di Astro. «La verità – conclude Cardia – è che il gioco è l’unico settore legale per il quale è stato applicato un “distanziometro”. Non c’è né per la somministrazione dell’alcol né per la vendita delle sigarette».

 

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