Gioco: La questione territoriale italiana seguita all’estero (casino guru, dicembre 2017)

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Le problematiche relative alla “questione territoriale” che ha fatto così tanto disquisire, e certamente lo farà ancora, i media, i politici e l’opinione pubblica è argomento che ha tenuto banco in quest’ultimo anno che sta per concludersi. Vuoi per le ordinanze restrittive che sono piovute dalle varie amministrazioni, vuoi per l’intesa (!) in Conferenza Unificata, vuoi per il decreto attuativo dell’accordo sul riordino che dovrebbe mettere “il punto fermo sulla questione” territoriale che tarda ad arrivare. Concepibile, quindi, che l’argomento sia stato “ampiamente cavalcato” da chiunque voglia mettere il naso in questo “mondo dei giochi”.

Ma, oltre, a persone normali che si vogliono occupare di gioco, vi sono anche persone altamente qualificate ed affermati professionisti che stanno cercando di spiegare questa benedetta “questione territoriale” in tutti i suoi particolari anfratti e ciò sta anche suscitando indubbiamente interesse a livello internazionale, perché è una problematica (o tematica che dir si voglia) che ha colpito gli operatori stranieri che stanno guardando all’Italia ed agli sviluppi che si stanno portando a termine sull’italico territorio.

Non bisogna dimenticare che il mondo del gioco d’azzardo pubblico del nostro Paese, la sua regolamentazione e la sua strutturazione sono guardati all’estero come un esempio da seguire per i risultati che si sono ottenuti sino a questo momento e per la normativa del mercato che in Italia si è riusciti ad ottenere. Complimenti, quindi, alla pubblicazione su questo argomento di Geronimo Cardia, legale esperto in materia di giochi, “La questione territoriale. Il proibizionismo inflitto al gioco lecito dalla normativa locale”, che è stata tradotta in lingua inglese dato l’interesse crescente in tutta Europa e non solo sull’argomento.

Ovviamente, la “questione territoriale” suscita sempre più interesse alla luce dell’attuale interminabile conflitto tra Stato centrale ed Enti Locali sulla regolamentazione del gioco che ancora si sta sviluppando nonostante l’intervenuto accordo, concordato e siglato da tutte le Regioni italiane. Giusta, di conseguenza, la decisione di tradurre un trattato come quello dell’Avv. Cardia, posto che negli scorsi mesi sono pervenute molte richieste da parte di professionisti stranieri interessati a studiare il “caso italiano della questione territoriale”.

Quello che, tra tutto il resto, viene esposto nel trattato e quello che l’autore vuole sottolineare, è proprio che dopo l’intesa sul riordino, la Regione Piemonte, incurante dello stesso accordo e nonostante le norme in esso contenute, espelle dal proprio territorio il gioco lecito (riserva di Stato), mettendo in pratica il “proibizionismo del distanziometro”: strumento indubbiamente non legale perché non in sintonia con l’intesa sul riordino poiché viziato “dall’effetto espulsivo”. Come chi segue il settore del gioco sa, sono stati fatti parecchi “interventi” da parte delle associazioni per salvare le imprese piemontesi, ma non ottenendo nulla di pratico se non la “promessa” di valutare la situazione!

Quello che forse “dovrebbe” fare il Piemonte è prendere in esame il comportamento della Regione Liguria che, in attesa di individuare una giusta regolamentazione, ha prorogato di un anno l’entrata in vigore dell’espulsione di tutte le realtà legali esistenti su quel territorio. Ed è per sin troppo evidente che queste argomentazioni suscitino interesse, anche a livello estero, da parte dei professionisti che in altri Stati hanno a che fare con il mondo del gioco lecito.

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