NELLA CRISI, L’OPPORTUNITÀ: LA FILIERA RICOMPATTA LE FILA E PUNTA AL DIALOGO (Gioconews.it 29 gennaio 2019)

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Tra moti di piazza e richieste di confronto, il comparto del gioco pubblico esce allo scoperto e chiede attenzione al governo.

Una cosa sola è certa, per gli addetti ai lavori del gioco pubblico: così non si può andare avanti. Dopo le ripetute (e repentine) modifiche alla tassazione dei vari segmenti di gioco che si sono susseguite negli ultimi mesi, accompagnate da una serie di misure destinate a stravolgere l’attuale assetto del comparto, senza alcuna possibilità di dialogo con l’attuale Esecutivo, per gli operatori è arrivato il momento di dire basta. Provando a interrompere il trend di inesorabile declino che sta caratterizzando questi ultimi mesi, dall’insediamento del nuovo governo fino ad oggi, con l’approvazione del “decretone” sul reddito di cittadinanza.

Una volta tanto, a quanto pare, tutti gli attori della filiera sembrano essere d’accordo sulla necessità di agire: non solo in difesa dei propri interessi – o, meglio, delle proprie imprese ed addetti – ma anche a tutela di quelli pubblici visto che le misure previste sui giochi prevedono entrate erariali sulle quali il governo ha parzialmente basato il futuro del paese, mettendole a coperture dello stesso reddito di cittadinanza ma anche e soprattutto nel documento di economia e finanza approvato (con fatica) da Bruxelles. Quello su cui, semmai, si potranno avere differenti vedute e interpretazioni è la modalità di intervento. Tra chi punta ai moti di piazza e chi propone il dialogo e l’apertura di un confronto serio e duraturo. In ogni caso, però, è evidente e sempre più diffusa la necessità di intervenire.

LA SVOLTA DEI CONCESSIONARI – Prima di tutto, però, occorre(va) ricompattare le fila all’interno di una filiera sempre più frammentata e disgregata, tra diversi attori, sigle e categorie. Ed è proprio su questo fronte che si stanno probabilmente compiendo i maggiori progressi. E’ evidente dagli sviluppi delle ultime ore e, in particolare, dall‘annuncio della Federazione Sistema Gioco Italia di Confindustria che ha fatto seguito all’appello lanciato nei giorni scorsi da Acadi – l’associazione dei concessionari del gioco pubblico – mirato all’apertura di un tavolo di confronto con il governo, ritenuto “non più rinviabile”, come scritto da Acadi prima, e rilanciato da Sgi poi. Per un’unione di intenti che lascia ben sperare per il futuro del comparto, che non può certo più permettersi divisioni. E una prova di maturità degli operatori e dei rispettivi rappresentanti associativi, che arriva sicuramente nel momento giusto: o comunque prima che sia troppo tardi.

Del resto, la partita è molto più ampia della mera conservazione del mercato (come se non fosse già abbastanza), visto che in gioco potrebbe esserci il futuro del paese e non solo quello dell’industria. Come evidenziato dal presidente di Acadi, Geronimo Cardia, che ha più volte esortato industria e istituzioni sul tema: “Lo squilibrio del sistema del gioco pubblico, peraltro già denunciato dallo stesso Ufficio Parlamentare di Bilancio nel documento specifico del 2018 addirittura prima dei tre aumenti in questione, compromette la stabilità delle entrate erariali ed in particolare delle risorse di copertura che invece si impone negli anni per la realizzazione delle politiche governative pure recentemente deliberate”. Invocando un’analisi tecnica e specifica sulle reali possibilità e capacità di contribuzione del mercato dei giochi pubblici e degli operatori, per valutare l’effettivo rischio di veder vanificare gli obiettivi di cassa che lo stesso governo si è prefissato (sia pure sulla pelle degli addetti ai lavori). E lo stesso viene oggi chiesto da Confindustria.

I POSSIBILI SCENARI – Argomenti di fronte ai quali il governo non può più soprassedere: nel proprio interesse, cioè quello del paese e dei cittadini. L’occasione per intervenire è senz’altro quella del Riordino del comparto, che l’Esecutivo ha promesso (al paese, e non all’industria) nel Decreto Dignità, ma di cui non si ha ancora avuto traccia. Quello che sappiamo – o, meglio, che possiamo supporre – è che l’attesa riordino passerà per un Disegno di Legge, trattandosi di una norma “su proposta del governo”, come indicato del Dignità. E tanto basta per far crescere ulteriormente la preoccupazione degli addetti ai lavori, tenendo conto dei tempi tecnici richiesti dall’iter parlamentare previsto per questo tipo di provvedimenti. In ogni caso, sarà l’occasione per avviare quel momento di confronto e di dialogo auspicato dalle sigle, dal quale potranno emergere tutti i punti critici rispetto ai quali dover intervenire, per scongiurare l’esplosione di un crisi ben più ampia e generale come quella a cui si andrebbe incontro nel caso in cui le entrate stimate dal governo dai giochi non dovessero arrivare.



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