GIOCO E TERRIOTORI, FACCIAMO CHIAREZZA (GIOCONEWS DICEMBRE 2013)

GIOCO E TERRIOTORI, FACCIAMO CHIAREZZA (GIOCONEWS DICEMBRE 2013)

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Come tutti gli operatori del settore, i concessionari aderenti all’Associazione Acadi sono sensibili,  e hanno più  volte sensibilizzato le istituzioni, riguardo ai temi  attinenti la proliferazio- ne sul territorio di regolamentazio- ni,  emanate da  comuni, provincie autonome e regioni, che, al di fuori di  una  normativa statale  specifica, limitano, fino ad impedire, il gioco legale.

Per evidenziare  la magnitudo del fenomeno basti qui ricordare che le limitazioni che in modo  ricorrente vengono poste nelle realtà territo- riali  attengono  essenzialmente: (i) all’impedimento di insediamento del gioco legale a distanze  da luo- ghi ritenuti sensibili;  (ii) all’apposizione di limiti  di orari per apertura e/o attivazione  del gioco legale; (iii) all’apposizione  di   divieti   sempre più stringenti di pubblicità del gioco legale. Va poi tenuto presente che in ogni provvedimento locale vengono  imposti limiti, criteri, luoghi sensibili, orari  e divieti  in genere  di volta in volta differenti e che spesse  volte i limiti sono posti in modo tale da impedire, nei  fatti,  la  distribuzio- ne del gioco legale in  ogni  angolo del  territorio,  come  dimostrato da perizie condotte su numerosi provvedimenti. La rilevanza della situazione va col- ta avendo cura di registrare, riguardo alle misure adottate a livello locale, alcuni paradossi fino all’idoneità  di alcune  di esse di impedire lo svolgimento delle attività  ogget- to di concessione. E su questo  ba- sti fare alcuni  esempi  registrati sul territorio del Comune  di  Genova che ha adottato il noto regolamento sulla scorta della legge della Regione Liguria.

In questo caso, dalle ore 19.30 è impedita sostanzialmente la distribuzione di diverse forme di gioco legale e, per le sale scommesse, ciò impedisce lo svolgimento dell’oggetto della concessione, considerato che la maggior  parte  degli eventi ippici  oggetto di scommesse sportive  nel  periodo estivo  è svolta in notturna. Sempre  su Genova, l’attuale  formulazione letterale  del regolamento prevede che anche per la  sola  sostituzione di  apparecchi sia necessario richiedere un’autorizzazione al Comune e che  con ogni  probabilità essa verrebbe  negata  sistematicamente  posto   che, per come formulata, la norma sulle distanze  risulta  costruita in  modo tale da non  consentire la distribuzione  del  gioco  in  nessun angolo della città. E ciò con la conseguenza che  ove il legislatore  nazionale chieda  agli  operatori di  sostituire gli  apparecchi  esistenti  con  altri, più sofisticati  e più sicuri  di quan- to non  lo siano  già quelli  esistenti, tale attività  ‘imposta’ dalla  conces- sione  non  vorrebbe  poi autorizzata sul territorio della città. Sempre  su Genova, infine,  viene  posto  un  di- vieto di pubblicità del gioco legale delle sale che non trova riscontro nella  normativa nazionale,  che  in- vece ammette la pubblicità, sia pure con tutti  caveat dal caso. E ciò con la   paradossale   conseguenza   che ove un  operatore riesca  ad accedere a un  media  di portata nazionale per  proporre la propria pubblicità (come un canale televisivo naziona- le) si porrebbe il problema di oscurare i televisori presenti sul territorio della città.

Questi  effetti, tra l’altro, si aggiungono a quelli, ormai noti, sugli interessi non  solo privatistici dell’intera filiera coinvolta (cali di fatturato, insostenibilità dei  costi,  chiusure, licenziamenti) ma  anche  pubblici- stici e di carattere generale  quali le esigenze  di ordine pubblico (per la vocazione della criminalità orga- nizzata  di  soddisfare  la  domanda in territori non  occupati  dal gioco legale) e di esigenze di gettito (per il calo vertiginoso ed imminente del- la raccolta). La campagna di sensibilizzazione  dell’Associazione è stata affiancata, altresì, da una serie di iniziative  giudiziali portate  avanti da imprese aderenti e non  aderenti comunque operatori del settore, volte ad appurare innanzi alle competenti sedi giudiziarie la legittimità degli  atti  emanati sul territorio. La casistica interessa provvedimenti  degli  enti  sul  territorio adottati dai comuni o indipendentemente o sotto la copertura di leggi regionali e leggi provinciali.

Ebbene, per la prima  tipologia  di iniziative  (provvedimenti comunali adottati senza una legge regionale  o di provincia  autonoma di copertura) le impugnazioni di alcuni  ope- ratori sono giunte sino alla Corte Costituzionale che, quando si pronuncerà, segnerà  definitivamente l’orientamento da adottare che allo stato vede una giurisprudenza divisa.  Per la seconda  tipologia  di iniziative (adozione  di provvedimenti comunali sulla  scorta  di  leggi  regionali  e/o di provincie autonome)

le impugnazioni degli operatori sono  ancora  in  una  prima  fase ed in  alcuni   casi  la  giurisprudenza ha  ritenuto  di  non   dover  sotto- porre alla Corte Costituzionale la relativa eccezione. Nelle more  delle decisioni, tuttavia,  sono  numerose le Regioni  che stanno adottando o che stanno mettendo in cantiere progetti di legge regionale  dai con- tenuti sempre diversi  e comunque in  contrasto con  i parametri della legge nazionale.

Altro dato  rilevante  è che in molti casi  l’Agenzia delle  Dogane  e  dei Monopoli dello  Stato  ha  effettua- to  interventi in  alcuni  dei  giudizi sollevati,  a  sostegno   delle  ragioni dei ricorrenti soprattutto avuto ri- guardo alla tutela degli interessi generali  dell’ordine pubblico,  della sicurezza,  del  gettito,  delle  esigenze di unitarietà sul territorio, della necessità  di rispettare livelli essen- ziali posti a livello nazionale a tute- la della  salute.  E tale circostanza è tanto  più rilevante  ove si consideri che  l’Agenzia delle  Dogane   e  dei Monopoli  dello   Stato   rappresen- ta  non   un’authority  indipendente ma  un’emanazione diretta del  Ministero delle  Finanze,  dunque del Governo.

L’esigenza di fare chiarezza su ruoli e competenze trova  dunque un’ulteriore  conferma in tale conflitto,  a livello istituzionale, che è evidente debba essere risolto nel più breve tempo  possibile  e ciò nell’interesse  generale,  senza  che  demagogie o iniziative  scoordinate siano  idonee  a determinare più  danni  delle soluzioni che  si  appalesano come obiettivi.

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