DICHIARAZIONI DI GERONIMO CARDIA SU IL MESSAGGERO DEL 23 APRILE 2021 “GIOCHI, A RISCHIO 5 MILA IMPRESE NEL LAZIO”

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Giochi, a rischio 5 mila imprese nel Lazio

Dal 28 agosto stop alle sale vicino a chiese, ospedali e scuole. Il dossier Acadi: inibito il 97% del territorio. Il colpo più duro per bar e tabaccherie già messi in ginocchio dalla pandemia: 7 mila posti in bilico.

Ma in tutta Italia il settore chiuso ormai da 300 giorni potrebbe non riaprire più Durigon: “ora misure”.

Non solo i quasi 300 giorni di chiusura dovuti al lockdown. Sulle sale scommesse e sui bar del Lazio tra pochi mesi potrebbe arrivare una “serrata” definitiva. Il prossimo 28 agosto, infatti, entrerà in vigore una modifica alla legge regionale 5 del 2013, che introduce anche per le sale giochi e le sale scommesse che già operano sul territorio, l’obbligo di spostarsi se si trovano a meno di 500 metri da un luogo ritenuto sensibile. Dove per luogo sensibile si intendono scuole, chiese, ospedali, centri di aggregazione giovanile. Praticamente tutto. Secondo le stime di Acadi, l’Associazione dei concessionari del gioco pubblico, che lunedì presenterà un’analisi dell’impatto della legge regionale sul settore, nel Lazio sono a rischio chiusura ben 5 mila imprese. Nella Regione ci sono 6.359 esercizi tra ricevitorie, sale scommesse, sale bingo, bar, tabacchi, dove si può giocare. Secondo le stime degli urbanisti, fino al 97 per cento del territorio sarà «vietato» al gioco. Già nel 2021 potrebbero essere espulsi dalla Regione tra 4.500 e 4.750 esercizi. «Il comparto sa che una volta superata la prova pandemia», spiega Geronimo Cardia, presidente di Acadi, «dovrà confrontarsi di nuovo con temi radicali e strutturali come quello della cosiddetta “questione territoriale” che riguarda molte regioni italiane ed i relativi distanziometri che per i parametri urbanistici che presentano (numero di metri di interdizione, tipologie di luoghi sensibili) anziché razionalizzare e ridurre l’offerta di gioco di Stato di fatto ne impediscono l’esistenza sulla sostanziale totalità dei territori, chiedendo anche alle realtà preesistenti di fare le valige. Ciò», aggiunge Cardia, «riguarda la Regione Lazio, ma anche la Regione Piemonte, come si vede dal dibattito di questi giorni ma anche l’Emilia Romagna o ancora la Provincia di Bolzano».

A rischio ovviamente, ci sarebbero anche i posti di lavoro: la perdita degli occupati è stimata dalla ricerca di Acadi tra 5 mila e 7 mila unità. C’è poi un altro rischio, non secondario. Quello che l’illegale occupi lo spazio lasciato vuoto dalla scomparsa dell’offerta legale. Un po’ come sta avvenendo in Piemonte, dove è stato segnato il record degli interventi della Guardia di finanza sulle sale illecite. Ma il settore dei giochi, in tutta Italia, ha davanti un passaggio cruciale. Le sale scommesse e tutto il gioco legale continua a rimanere chiuso. Fino al 31 luglio non si vedono spiragli di riapertura. Con un paradosso. L’ultima proroga delle concessioni sulle scommesse terminerà a fine giugno. Cosa farà il governo? Se rimanesse immobile, di fatto, tra un paio di mesi il settore, basato sulle concessioni, morirebbe per eutanasia. Senza una proroga, infatti, non sarebbe possibile “rianimarlo”. Lo Stato dovrebbe restituire le fideiussioni e i concessionari devolvere al pubblico le reti perla raccolta. Il rischio concreto, nell’inerzia, è che le sale non aprano più. Per il settore delle slot c’è un po’ di tempo in più. Ma non molto. Fino a marzo del 2022. A spingere per una riapertura del settore, è il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon, che ha una delega sul settore. «Va contrastato», secondo Durigon, «il boom del gioco illegale aumentato dell’879% rispetto al 2019. Abbiamo attivato», è la linea, «tutte le procedure per chiedere riapertura formale delle sale slot inviando anche al ministero della Salute il protocollo approvato dai gestori». Anche perché non sarà semplice coprire i 5 miliardi di gettito erariale andati fino ad oggi in fumo.



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