Intervista a Geronimo Cardia su Pressgiochi del 6 luglio 2020 “In Piemonte finalmente la politica comprende l’importanza della gestione del gioco pubblico”

“La politica del territorio comprende finalmente quanto sia grave l’errore tecnico dell’applicazione del distanziometro sostanzialmente espulsivo del gioco pubblico. Una parte della politica sta comprendendo l’importanza del servizio pubblico del gioco e di gestirlo in maniera intelligente. Poi c’è un’altra politica che fa finta di non capire gli effetti di queste norme.

C’è una parte della politica – dichiara a PressGiochi l’avv. Geronimo Cardia, presidente di Acadi – che fa finta di non capire; dobbiamo chiederci a quali criteri risponde quella politica che fa finta di non capire quali effetti produce quella norma.

La notizia importante è che c’è una parte della politica e del territorio che ha smesso di far finta di non capire. Sono sempre di più le regioni che stanno riflettendo sulle loro politiche del gioco.

Non solo lo ha fatto la Campania e lo sta facendo il Piemonte, ma lo ha fatto la Liguria, la Basilicata che hanno rinviato in avanti le normative restrittive comprendendo che queste norme non tutelano il giocatore e vanno a ledere imprenditoria e gettito.

Pensiamo al lavoro svolto dalla Regione Puglia, che ha studiato e ridotto le distanze immaginando anche dei luoghi nei quali poter permettere il gioco, riducendo le tipologie dei luoghi sensibili all’essenziale.

Molte regioni, indipendentemente dal loro colore politico, hanno rivisto le norme restrittive legate al distanziometro.

Lo ha fatto l’Abruzzo rimandando l’entrata in vigore della norma. La regione Calabria, Marche e Toscana.

Sono tante le realtà virtuose che hanno operato un cambio di rotta.

La situazione del Piemonte è eccezionale in una situazione paradossale. Sono anni che assistiamo all’espulsione, ci sono aziende che hanno chiuso e dipendenti che hanno perso il proprio posto di lavoro.

La cosa che fa più rabbia è non vedere reazioni quando si dice che è un distanziometro fatto bene e non si risponde assolutamente sul punto che l’applicazione di questo distanziometro vieta la sostanziale totalità del territorio. Solo l’1% del territorio consente una installazione.

Da questa parte della barricata si cerca sempre di lavorare per tentare di dare a questo comparto un ordinamento giuridico che sia maturo e che tuteli il giocatore dai rischi di un rapporto con il gioco patologico. Questo settore ha una regolamentazione giovane sulla quale occorre lavorare.

Queste misure non stanno producendo alcun risultato positivo perché nella maggior parte dei casi o non sono entrate in vigore o sono state rinviate in avanti, ad eccezione che nel Piemonte dove sarebbe interessante andare a fare un bilancio sociale regionale di una case history, ma non lasciando la valutazione a chi è l’artefice dell’iniziativa ma ad un soggetto terzo. I problemi non si risolvono con la proibizione ma con l’attività preventiva.

Bisogna tornare a lavorare a quell’intesa Stato Regioni che definiva principi chiari con distribuzione ridotta ma capillare e valorizzare molto gli atteggiamenti virtuosi dei governatori delle regioni che in un contesto così avverso si sono presi il merito di comprendere il tema e risolverlo con coraggio.

 

 

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