PER IL RIAVVIO DEI MOTORI SERVE UNA SOLUZIONE AI TEMPI STORICI DEL COMPARTO “Il Comparto del Gioco pubblico in lock down per contrastare il Covid-19 pensa all’emergenza sanitaria planetaria ma anche alla tenuta delle imprese e dei posti di lavoro, alla ripartenza ed alla soluzione dei temi storici” Geronimo Cardia (Pressgiochi maggio 2020).

Il Comparto del Gioco Pubblico in lock down per contrastare il Covid-19 pensa all’emergenza sanitaria planetaria ma anche alla tenuta delle imprese e dei posti di lavoro, alla ripartenza ed alla soluzione dei temi storici.

Il dibattito centrale di questi giorni è legato alla guerra in corso contro il virus che vede schierati gli eserciti di tutti i Paesi, compresi quelli inizialmente più scettici.  In Italia ma non solo il Comparto del gioco pubblico è stato destinatario del provvedimento di lock down e del prolungamento del medesimo come accaduto per la sostanziale totalità delle attività commerciali, perché non ritenute legate alla erogazione di servizi pubblici essenziali per la fornitura dei mezzi di sostentamento.

In questo momento i temi chiave del comparto sono sostanzialmente tre e riguardano la messa in sicurezza delle imprese e dei posti di lavoro, la riapertura e la continuazione delle attività per la soluzione dei temi preesistenti e già ampiamente scritti in tempi di pace che solo apparentemente sembrano così lontani del tempo.

Partendo dalla messa in sicurezza delle imprese e dei posti di lavoro, sì è già avuto modo di calcolare in circa 750 milioni di Euro la perdita di gettito erariale su base mensile per le tipologie di giochi destinatarie delle chiusure. Così come si è avuto modo di mettere in evidenza che le perdite di ricavi per le imprese, sempre su base mensile, ammontano ad Euro 600 milioni.    Molto di più, se mai sono utili termini di paragone, rispetto a quanto denunciato in modo scandalistico sui media riguardo al rischio di perdite del comparto del calcio laddove non sia prevista una riapertura per la fine del mese di maggio, in relazione alle quali si è parlato di circa 200 milioni di perdite per lo Stato e di circa 500 milioni d perdite per le imprese.

Solo chi sia intenzionato a non vedere con obiettività i problemi del comparto del gioco pubblico non coglie il fatto che perdite di ricavi di tali dimensioni sono in grado di intaccare non solo l’assetto finanziario, e dunque la liquidità, ma anche quello economico, laddove il venir meno di così importanti porzioni di componenti positive di reddito si palesa come idoneo a non consentire una copertura adeguata dei costi a partire da quelli per la remunerazione dei dipendenti.    Ed è evidente che si stia parlando di tutte le imprese del comparto siano essi concessionari, gestori, esercenti, produttori, fornitori etc etc

In questo senso, le associazioni di categoria bene fanno a dare una lettura congiunta dei problemi che mettono a fattor comune le esigenze del comparto per richiamare l’attenzione del decisore sul fatto che la liquidità del sistema concessorio non subisca colpi insanabili e che: (i) sia prevista la sospensione dei versamenti delle imposte sul gioco (di qualsiasi gioco interessato dalla chiusura) al pari di altre sospensioni di versamenti; (ii) non siano previsti versamenti in acconto su periodi contabili senza raccolta effettiva; (iii) siano previsti ammortizzatori sociali e differimenti di versamenti di oneri previdenziali, al pari di altre categorie; (iv) siano riconosciuti crediti di imposta per versamenti di canoni di locazione dei locali del gioco al pari di altre categorie; (v) non siano dovuti i pagamenti per le proroghe delle concessioni per i periodi chiusura;  (vi) sia valutato che le esigenze di liquidità si manifesteranno non solo per il periodo di chiusura ma anche per il dopo, ma su questo torniamo.

Altro tema centrale si è detto è quello della riapertura. Nessuno ha concretamente la palla di vetro, neanche quelli che ostentano la solita sicurezza, mai come i questi casi così inutile quanto pericolosa. Ma possono essere fatti ragionamenti concreti su circostanze oggettive, cercando di avere più chiaro possibile il campo di battaglia e il suo orizzonte.

Il primo punto da tenere ben presente al riguardo è che anche qui bene faranno le associazioni di categoria a monitorare attentamente che ogni valutazione che verrà fatta da questa o da quella voce che avrà voce in capito non sia inquinata dalle solite scivolose spinte proibizionistiche con le quali da tempo si è costretti ad un confronto anomalo e sempre difficile perché mai proposte in modo strutturato, motivato e palese.

Il secondo punto da tenere in considerazione è far ben valutare da tutti la natura di servizio pubblico erogato dalle imprese del comparto che detengono tutte le responsabilità degli incaricati di pubblici servizi, come abbiamo imparato quando, qualcuno lo ricorderà, si sollevò il grande contenzioso per la richiesta da parte della Corte dei Conti della resa del conto giudiziale sulle somme oggetto della raccolta.

Il terzo punto da tenere in considerazione è quello del ruolo chiave svolto dal comparto nell’ambito dell’ordine pubblico, sia a livello di presidio dei territori con un’offerta pubblica regolamentata che argini l’espansione dell’offerta illegale, sia a livello di fonte di informazioni per le forze investigative per il contrasto alla criminalità organizzata per i numerosi e sempre più efficaci strumenti di monitoraggio e segnalazione delle operazioni sospette previste dalla normativa antiriciclaggio.

Il quarto punto da utilizzare come faro nella gestione del tema è l’individuazione di tutte le misure più idonee per contrastare la diffusione del Covid-19 nell’ambito degli uffici, dei magazzini, dei locali del gioco pubblico così come sta accadendo per tutti i comparti produttivi del Paese.

Quinto e non ultimo punto è quello di fare in modo che al momento della riapertura le imprese del comparto non siano lasciate in balia dei temi generati dagli effetti della pandemia. E dunque occorre che tutte le misure di sostegno alla liquidità a cui si è assistito per la fase di chiusura possano sopravvivere per un tempo congruo per assicurare la tenuta e l’equilibrio del sistema.  Occorre che siano previsti anche strumenti prima inimmaginabili quali la riduzione dei prelievi, per allentare la ristrettezza dei margini imposta al sistema e dare ossigeno ai meccanismi aziendali per la ripresa dei processi produttivi cercando riportare i medesimi a livelli ante crisi. Occorre, poi, che ogni misura eccezionale della gestione del comparto tenga conto della a sua volta eccezionale condizione del momento in cui essa cade.

Detto ciò sul piano dei temi in discussione, volendo fare una riflessione sulla data della riapertura, si è già avuto modo di dire che è l’agenda sanitaria a dettare i tempi all’agenda politica ed a quella economica.  Per avere le idee più chiare, e sempre che non possa contarsi da un momento all’altro su un vaccino o su una cura, è necessario sciogliere dei nodi chiave: (i) a che punto siamo con la divulgazione e la messa a disposizione di strumenti tecnologici avanzati di rilevamento della temperatura corporea e di verifica della positività al virus in tempi strettissimi ed a costi iper contenuti? (ii) Riusciamo a prevedere l’applicazione di tali strumenti di rilievo alla maggior parte della popolazione e non a campioni limitati di essa? (iii) Pensiamo che a far ciò possano provvedere solo le imprese con i propri lavoratori? (iv) Riteniamo questa misura esaustiva?  (v) Abbiamo in preparazione l’allestimento di organizzazioni che siano in grado di controllare quarantene mirate e riservate ai soggetti positivi ed ai relativi contatti avvenuti nei giorni di incubazione stimati precedenti alla rilevazione? (vi) Abbiamo un piano serio di ri-uscita per diverse fasce di età? (vii) Stiamo installando strutture sanitarie idonee ad assorbire ricadute o cadute future in territori sino ad oggi sostanzialmente graziati dal contagio?

Tutte queste domande sono preordinate alla formulazione di un piano serio per restituire alla popolazione una progressiva pseudo-normalità.   Una popolazione, va detto, che al di là di alcuni e non così isolati folli atteggiamenti che comunque si sono registrati, va elogiata per il comportamento che sta tenendo.

Per la riapertura, in sostanza, il trade off è certamente quello tra l’esigenza non solo economica ma anche sociale e di ordine pubblico per mettere la parola fine alla segregazione di milioni di persone, da un lato, e l’esigenza sanitaria di evitare pericolosissime ricadute che annullino i risultati ottenuti con l’attuale costosissimo lock down, dall’altro.

Infine, in questi giorni non possono però essere lasciati in disparte i grandi temi storici del comparto e ciò perché occorre guardare con lungimiranza al momento del riavvio dei motori per il quale tanta attenzione andrà riposta.   Quello sarà un momento tanto atteso, tanto difficile quanto delicato in cui, come si diceva, il comparto dovrà trovarsi in discesa, altrimenti il rischio è che la macchina non trovi il giusto abbrivio per il raggiungimento di quell’equilibrio e di quella normalità del sistema concessorio che sono alla base della effettiva tutela del consumatore, del concreto sostegno all’ordine pubblico, di un equilibrato gettito erariale e di un grande comparto fatto da migliaia di imprese serie e lavoratori qualificati.  Anche per questo chiaro obiettivo bene faranno le associazioni di categoria a monitorare in modo coordinato che i grandi e tradizionali temi del comparto (e cioè la questione territoriale, l’azzeramento dei margini con la pressione fiscale e la stabilità di sistema) trovino la loro soluzione e non siano invece lasciati lì in modo strumentale o come ostacoli contro un concreto riavvio dei motori.

Roma, 14 aprile 2020

Geronimo Cardia

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