RIAPRIRE E RIPARTIRE INSIEME E IN SICUREZZA. Come in ogni momento di cambiamento, anche di fronte a questa emergenza globale, ognuno di noi dovrebbe chiedersi cosa può fare per il proprio paese e per il proprio settore. Geronimo Cardia (Gioconews, febbraio 2021)

 

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E, tu, proprio tu, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese.  Per il tuo comparto. 

 

Ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country.   Queste sono le parole che il 20 gennaio 1961, esattamente 60 anni prima del giorno in cui ho scritto questo pezzo, John Fitzgerald Kennedy ha pronunciato nel discorso del suo insediamento, dando al Mondo intero la speranza concreta di un cambiamento per una società migliore, autenticamente solidale, libera, inclusiva, di sviluppo ma soprattutto invitando ciascun individuo a prenderne parte direttamente ed attivamente.

In questo modo il Presidente ha voluto affidare a ciascun individuo non solo il privilegio di prendere parte ad un progetto così grande, così giusto e così affascinante ma senza dubbio la responsabilità diretta di mettere a disposizione le proprie energie fattivamente affinché lo stesso si realizzi.

Queste parole, “non chiederti cosa il tuo Paese può fare per Te, chiediti cosa puoi fare Tu per il tuo Paese”, evidentemente hanno ispirato anche le donne del comparto del gioco pubblico che con l’avvicinarsi del decimo mese di chiusura hanno ritenuto da metà gennaio di presidiare Montecitorio, così parlando direttamente con alcuni Deputati della Repubblica, depositando un’istanza al Presidente del Consiglio e chiedendogli un appuntamento, invocando di avere il riconoscimento della dignità al lavoro e di un trattamento per il comparto che non sia discriminatorio rispetto a quello riservato ad altri comparti.   Si sono domandate, non cosa gli altri stiano facendo per il comparto ma cosa potessero fare loro stesse, in questo momento, per il comparto. Tutto qua e non è poco.

Ognuno può fare la sua parte dimostrando alla politica ed all’opinione pubblica unità di intenti, dimostrando solidarietà e sostegno nelle iniziative delle altre forze del comparto, comportandosi sempre nel massimo della correttezza e del rispetto delle Istituzioni, delle regole sulla sicurezza e delle distanze.

I contenuti sono chiari.

Questo è un comparto che ha un ruolo centrale per la realizzazione di tanti interessi di carattere generale.

Con la sua presenza porta la legalità nei territori confinando l’offerta illegale.

Con le regole della trasparenza per l’apertura dei punti fornisce ogni dato agli organi investigativi comunali e di polizia su ogni amministratore, incaricato o preposto alle attività per prevenire e contrastare ogni tipo di infiltrazione.

Con le norme in materia di antiriciclaggio e antiterrorismo conserva e consegna alle forze di polizia finanziaria ogni dettaglio su operazioni sospette, mettendosi così al pari di banche e istituti di credito in pima linea per il contrasto.

Con le norme in materia di tracciabilità dei flussi finanziari conserva traccia per forze di polizia e magistratura inquirente di tutti i flussi di denaro rivenienti dal gioco e di tutti i soggetti che ne entrano in possesso, con ciò fornendo spunti determinanti per il monitoraggio della correttezza degli adempimenti e dei soggetti coinvolti.

Con le norme di pubblica sicurezza conserva e tiene a disposizione delle forze investigative e di polizia tutte le riprese degli impianti di videosorveglianza posti all’interno dei locali adibiti all’attività, con ciò contribuendo in maniera determinante al successo di molte indagini.

Con le norme sulla tenuta della rete telematica conserva e consegna ogni informazione di dettaglio sui volumi e sui luoghi di gioco per le verifiche fiscali, con ciò assicurando gli ormai noti alti livelli di gettito erariale. Un gettito erariale che va ricordato essere di emersione, perché la domanda di gioco comunque esiste, in un contesto in cui la politica dichiara sempre la centralità della guerra al sommerso). Ma i presidi dei volumi di gioco consentono anche di contrastare ogni abuso, a partire dal match fixing tenendo così in protezione le competizioni sportive di ogni livello interessato.

Con le norme concessorie assicura l’implementazione immediata sull’intero territorio di tutte le politiche di contrasto al disturbo da gioco d’azzardo previste dallo Stato, così contribuendo ad attuare politiche sanitarie di prevenzione sui territori.   Non va mai dimenticato che per gli studi scientifici è chiaro che occorra spingere certamente sulla cura per i casi problematici e patologici, ma anche e soprattutto sulla prevenzione con un’adeguata messaggistica ed informativa per responsabilizzare ogni iniziative di gioco degli utenti, ma anche su prodotti di gioco che siano da un punto di vista sanitario sostenibili e che solo un comparto del gioco pubblico stabile e solido può assicurare che siano distribuiti e migliorati nel tempo con un colpo di penna del legislatore.

Questo è un comparto che occupa oltre 100 mila (si giunge a dire 150mila) lavoratrici e lavoratori, che genera a regime 11 miliardi di gettito erariale, che contribuisce con l’indotto all’1% del pil (su questo si richiama il lavoro presentato da ACADI – Confcommercio di fine 2019 nel primo rapporto sociale sul gioco pubblico che dovrà tornare a presentare, aggiornato, quando le distanze lo consentiranno).

Questo è un comparto che, come qualsiasi altro, con i ristori non può sopravvivere a lungo.

Ed infatti, se si esclude il riconoscimento della possibilità di ricorrere alla cassa integrazione, le altre misure riconosciute risultano parziali e oggettivamente inadeguate: i rinvii di versamenti di imposte e contributi in alcuni casi non coprono tutti i mesi di chiusura, il ristoro una tantum, se arriverà, non raggiungerà neanche il 5% dei costi di un intero anno nei casi migliori, a fronte di perdite di ricavi per oltre il 50%.

Siamo in tempo?

Ormai esaurite le finestre dei provvedimenti emergenziali di fine anno, la gran parte delle richieste formulate è rimasta senza alcuna formalizzazione nonostante la chiara presa di posizione pure avanzata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Il comparto attende con ansia la decisione del legislatore sule proroghe delle concessioni, essendo le gare inattuabili per la nota questione territoriale dei provvedimenti regionali di fatto totalmente interdittivi.

Il comparto attende con ansia dal legislatore la sterilizzazione degli effetti collaterali non voluti della tessera sanitaria che, anziché allontanare i (già esclusi) minori dal gioco, ha di fatto allontanato solo coloro i quali si rifiutano di essere monitorati dallo Stato perché temono di essere giudicati per i propri comportamenti di spesa.  E non sono pochi, se si pensa che il calo di gettito erariale al riguardo imputabile a gennaio 2020 (e dunque ante pandemia) ha raggiunto secondo dati di operatori il livello del 30-40%.   Peraltro, sistemare quest’aspetto significherebbe trovare del gettito in un momento in cui il Paese sta spendendo decine di milini di Euro a pioggia, ricorrendo all’indebitamento.

Il comparto attende con ansia che il legislatore sterilizzi il pagamento dei canoni extra delle concessioni in proroga nei periodi di chiusura.

Il comparto che si è visto, unico caso sull’intero Pianeto in tempo di lockdown, imporre un aumento di tassazione, attende con ansia anche la rimodulazione del mal strutturato nuovo prelievo cosiddetto salva sport.

Il comparto attende con ansia anche un’altra iniziative del legislatore: piove sul bagnato qualcuno potrebbe dire, perché è di questi giorni anche l’entrata in vigore, non ancora sterilizzata, dell’aumento di tassazione imposto nell’ultima legge di bilancio ante pandemia approvata a dicembre 2019.

E poi c’è la questione territoriale da risolvere.    Dopo Piemonte, Emilia Romagna e Provincia di Bolzano, è dietro l’angolo l’espulsione del gioco pubblico anche dalla Regione Lazio, posto che il distanziometro espulsivo, a meno di improbabili revirement entrerà in vigore non più tardi di giugno 2021.

Ma, ma, (si, due volte ma) come si è avuto modo di precisare anche in altre sedi e più volte, il problema dei problemi adesso è la chiusura, o meglio, è il protrarsi della chiusura imposta al comparto per un periodo così lungo e senza fondate ragioni tecniche.   Da un lato, sono ormai 10 i mesi di chiusura su 12 e, dall’altro, i protocolli adottati dal comparto sono protocolli approvati dai responsabili tecnici delle aziende, controllati e vidimati da massimi esperti nazionali oltre che condivisi e licenziati dai sindacati.

Questi protocolli assicurano massimi presidi di sicurezza ad utenti e lavoratori ancor più di quanto accada in altri settori sia per come concepiti con tutte le misure di sicurezza idonee a prevenire la divulgazione del virus, sia per le caratteristiche strutturali proprie del prodotto distribuito.     Il comparto ha, infatti, prodotti che possono ovviamente essere igienizzati ad ogni utilizzo (l’utente non fa altro che utilizzare un terminale perfettamente igienizzabile), non consente permanenze incontrollate (l’utilizzo di un terminale è riservato solo ad un singolo utente ed i terminali si trovano tutti in ambienti circoscritti e presidiati), consente, per struttura, controlli e iniziative anti assembramento sia all’interno dei luoghi di impresa sia al loro esterno al pari e meglio, dunque, di tanti altri attualmente aperti o in regime di apertura controllata.

Altro grande mito da sfatare per la riapertura è quello della essenzialità del prodotto.     Fatta eccezione per pochi comparti, gli altri sono tutti aperti. In modo regolamentato, ma aperti.   Ebbene si tratta di tutti servizi essenziali?  Evidentemente no.    Ed infatti come bene indicato recentemente per esempio per gli impianti di risalita sciistica (per i quali si parla di riapertura), pur non essendo strettamente essenziale il prodotto o il servizio offerto, quel che è essenziale, in piena sicurezza, è salvaguardare i posti di lavoro; quel che è essenziale è la tenuta del sistema pubblico del gioco; quel che è essenziale è la cura di tutti gli interessi costituzionali tutelati.

Ci vuole responsabilità, sicuramente, ma ci vogliono anche giustizia, equità e non discriminazione.

E poi, è impensabile andare avanti ad oltranza con le chiusure come metodo di contrasto alla diffusione del virus.  

La strategia già adottata per la maggior parte dei comparti non è più quella del lockdown ma è quella di riaperture super controllate con i protocolli validati anche dai sindacati che consentano lo svolgimento misurato ed in sicurezza delle attività. 

E ciò perché è tecnicamente impossibile, oltre che tecnicamente provato per quanto sin ora accaduto, che i ristori vadano a compensare le perdite ormai mostruose generate nei tanti e lunghi mesi di chiusura.   

In tutto il periodo in cui siamo e saremo costretti a convivere con il virus e che abbiamo davanti il comparto del gioco pubblico deve, al pari degli altri, proseguire le proprie attività responsabilmente ed in sicurezza.

Su questo ed altri temi vi è ormai una comunione di intenti che non riguarda solo l’intero comparto del gioco pubblico e le associazioni di categoria che lo rappresentano, ma anche la visione di diversi comparti che vittime della prosecuzione della chiusura stanno lanciando i medesimi gridi d’allarme.

Sono in tanti ormai a dirlo. La chiusura è morte. L’apertura controllata, vigilata e in piena sicurezza è vita.   E sono in tanti che finalmente si stanno cominciando a domandare cosa possano fare personalmente e fattivamente per contribuire a che responsabilmente, sempre e solo responsabilmente, il comparto del gioco pubblico torni a respirare.

 

Geronimo Cardia



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