Riaprire per non dover richiudere subito. La riapertura, il ruolo strategico del comparto del gioco pubblico sui territori e l’esempio di Puglia e Campania per Lazio e Piemonte sui distanziometri espulsivi con l’ennesima occasione da non perdere per il riordino. GERONIMO CARDIA (JAMMA GIUGNO 2021)

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La riapertura, il ruolo strategico del comparto del gioco pubblico sui territori e l’esempio di Puglia e Campania per Lazio e Piemonte sui distanziometri espulsivi con l’ennesima occasione da non perdere per il riordino.

E’ di questi giorni la duplice notizia, da un lato, della battaglia per anticipare a giugno la data della agognata riapertura nazionale e, dall’altro, del fatto che a livello territoriale la Giunta regionale del Lazio abbia deciso di prorogare l’entrata in vigore del distanziometro espulsivo, con l’auspicio che ciò sia cristallizzato al più presto in Consiglio.   In definitiva: riaprire ma non dover richiudere subito.

L’allarme lanciato nel dibattito dei mesi scorsi sul piano scientifico / istituzionale.

Procedendo con ordine, l’allarme dell’imminenza dell’espulsione del gioco pubblico dal territorio laziale era stato lanciato tempo fa in occasione di un’audizione che diverse associazioni avevano tenuto innanzi a più commissioni.    Le tematiche di riferimento sono state trattate nel convegno lanciato sul web da Acadi, l’Associazione dei Concessionari del Gioco Pubblico che aderisce a Confcommercio Imprese per l’Italia dal titolo “Analisi dell’impatto sociale del settore del Gioco Pubblico nella Regione Lazio e delle conseguenze dell’entrata in vigore della L.R 5/2013” programmato per novembre 2020 e poi realizzato ad aprile 2021 al quale hanno preso parte insieme al sottoscritto, nella veste di Presidente dell’associazione e moderatore dei lavori, Marcello Minenna, Direttore Agenzia Dogane e dei Monopoli, per un saluto istituzionale, Paolo Feltrin, Direttore dell’Istituto Tolomeo Studi e Ricerche, Alberto Baldazzi, Vice Direttore dell’Istituto di Ricerca Eurispes, Sarah Viola, medico e psichiatra, Domenico Faggiani, componente Osservatorio della Regione Lazio su gioco d’azzardo patologico, Pier Paolo Baretta, già Sottosegretario Ministero dell’Economia e delle Finanze con delega ai Giochi, Rodolfo Lena Presidente I Commissione della Regione Lazio Affari Costituzionali e Statutari, Lotta alla Criminialità e Antimafia, Marietta Tidei, Presidente della Commissione della Regione Lazio allo Sviluppo Economico, Sergio Pirozzi, consigliere della Regione Lazio, Antonella Ciaramella, già consigliera della Regione Campania, Francesco Paolo Campo, consigliere della Regione Puglia, con le conclusioni di Claudio Durigon, Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il quadro di riferimento.

I lavori sono stati avviati con il quadro di riferimento.   L’Italia è concentrata sulle riaperture ed il comparto del gioco pubblico continua a chiedere a gran voce di non essere discriminato avendo caratteristiche strutturali e protocolli di sicurezza a prova di virus (e sta provando a dirlo a tutte le istituzioni, CTS compreso).   Ma il comparto sa che una volta superata la prova pandemia dovrà confrontarsi di nuovo con temi radicali e strutturali come quello della cosiddetta “questione territoriale” che riguarda molte regioni italiane ed i relativi distanziometri che per i parametri urbanistici che presentano (numero di metri di interdizione, tipologie di luoghi sensibili) anziché razionalizzare e ridurre l’offerta di gioco di Stato di fatto ne impediscono l’esistenza sulla sostanziale totalità dei territori, chiedendo anche alle realtà preesistenti di fare le valige.   Ciò riguarda la Regione Lazio, ma anche la Regione Piemonte, come si vede dal dibattito di questi giorni ma anche l’Emilia Romagna o ancora la Provincia di Bolzano.   Sono però anche tante le regioni, 10, che in questi anni, preso atto del riflesso concretamente espulsivo dei parametri urbanistici sono tornate sui loro passi o hanno concepito distanziometri “sostenibili”, attenzione, puntando tutto sull’effettivo contrasto al disturbo da gioco d‘azzardo, nella consapevolezza maturata che un proibizionismo, anche involontario, anche meramente di fatto, anche solo marginalizzante determina effetti collaterali non voluti.    Quali sono gli effetti indiretti non voluti?   C’è il tema della perdita di livelli occupazionale dai territori, della chiusura delle imprese, della perdita di gettito e di assicurare alle città anche nelle periferie il decoro che meritano senza concentrazioni per proibizionismo di fatto o marginalizzazione che sia (oggi è impensabile aggiungere disoccupazione, chiusure di imprese, perdita di gettito al dramma della pandemia).  C’è il tema della perdita del presidio della legalità dai territori (altrettanto impensabile aggiungere motivi di espansione dell’illegalità a quelli offerti dal disagio provocato dalla pandemia).   C’è il tema del proibizionismo e della marginalizzazione che non rispondono allo scopo di tutelare le persone sotto il profilo sanitario.     A fronte di tutto questo non solo a livello nazionale ma anche a livello nazionale si registra grande consapevolezza ma serve l’ultimo sforzo per rendere efficace quell’Intesa Stato/Regioni portata a termine con une enorme lavoro delle istituzioni coinvolte. Serve chiudere con il Riordino.   La Regione Piemonte e la Regione Lazio anche seguendo l’esempio virtuoso di altre regioni possono intanto rimandare l’entrata in vigore dell’espulsione della sostanziale totalità realtà esistenti dalla sostanziale totalità dei territori per valutare gli aspetti urbanistici, come gli effetti indesiderati e concentrare ogni misura sull’effettivo contrasto al disturbo da gioco d’azzardo così come sul decoro di tutti i territori, periferie comprese.

La visione istituzionale di ADM e l’analisi dell’impatto sociale nel Lazio e sui territori.

Dopo il saluto istituzionale del Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con l’evidenza dell’importanza al contrasto all’illegalità ed alla legge di riordino, il Prof. Feltrin ha presentato lo studio elaborato dall’Istituto di ricerca Tolomeo, mettendo chiaramente in evidenza i numeri dell’impatto sociale del distanziometro espulsivo relativi alla Regione Lazio. “La norma regionale stabiliva originariamente che, per le nuove installazioni, sarebbe stato necessario rispettare la distanza di 500 metri dai luoghi sensibili. Successivamente, nel febbraio 2020, nel collegato di Bilancio un emendamento ha esteso il divieto a tutte le attività esistenti a far data dal 28 agosto 2021.  E’ stato in sostanza introdotto il principio di retroattività.   Sulla base di questi elementi lo studio (…) evidenzia come, già a partire dal 2021, per effetto della retroazione della norma, nello scenario meno sfavorevole i posti di lavoro a rischio nel Lazio sarebbero almeno 5mila. Ma potrebbero addirittura oscillare tra quota 6.700 (perdita insediabilità 10%) e quota 7.100 (perdita insediabilità 5%). Tutto ciò perché secondo alcune perizie urbanistiche il 99% del territorio urbano sarà non utilizzabile.    Bisogna inoltre considerare che – osserva la ricerca (…) – nel complesso, il settore nel Lazio presenta 16.255 occupati.  Nel Lazio sono calcolati 1,8 milioni di giocatori che assicurano un gettito erariale pari a 1,1 mld di euro: la Regione rappresenta una fetta di mercato pari al 10% di quello italiano. Una domanda che, con l’abbattimento del numero di esercizi, rischia di transitare in buona parte nelle mani della criminalità organizzata. Gli esercizi a rischio trasferimento nell’illegalità per effetto della norma sono circa 680. Il gettito eluso che diventa extra profitto degli operatori illegali è pari a minimo 48 milioni di euro. Senza dimenticare come la raccolta erariale effettuata nel Lazio valga un terzo del totale del bilancio della Regione.

La preoccupazione delle autorità investigative colta dall’Istituto Eurispes.

A seguire il Prof. Baldazzi, di Eurispes, ha tenuto a precisare che “Come è noto l’Eurispes ha sviluppato diversi studi sull’offerta del gioco, affrontando anche le leggi regionali e i regolamenti comunali che ne disciplinano lo svolgimento, l’impatto socio-sanitario, le dimensioni e le problematiche della filiera dell’offerta legale. In questo intervento mi concentrerò su di un tema particolarmente rilevante nell’attività dell’Istituto: quello della legalità.  (…) recentemente l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha costituito con Eurispes una Tavolo permanente sui temi della legalità e delle infiltrazioni malavitose e della criminalità organizzata in un’ampia serie di attività economiche e, tra queste, specificamente nell’area del gioco. Questa ulteriore importante partnership è nel solco di altre iniziative dell’Istituto tra le quali spicca il Protocollo d’intesa con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, recentemente rinnovato. Nell’ambito dell’attività del contrasto all’illegalità nell’area dell’offerta del gioco, l’Eurispes ha segnalato i rischi che l’eccessiva compressione dell’offerta legale, che giunge spesso a determinare un effetto espulsivo attraverso l’applicazione del così detto “distanziometro” e la forte limitazione delle fasce dell’offerta, non solo può determinare, ma alla prova dei fatti, determina effettivamente il dissodamento di vere e proprie praterie per l’offerta illegale. Ciò è già dimostrato per il Lazio, in cui gli orari sono limitati in modo asfissiante da anni, in un trend che si rafforzerà dal prossimo giugno per l’applicazione del “distanziometro”. Ancora più nettamente ciò vale per il Piemonte, dove già dal 2017 è in vigore una legge che, consapevolmente o meno pe chi la ha prodotta, comporta una sostanziale espulsione dell’offerta del gioco pubblico.    Sul distanziometro l’analisi tecnico-scientifica portata a termine da l’Eurispes sul piano urbanistico ha dimostrato sia per il Piemonte che per il Lazio, come precedentemente avvenuto per la Puglia, che l’effetto espulsivo non è una possibilità, bensì una certezza. Le mappature prodotte, ad esempio, per le città di Torino e di Roma producono percentuali residuali di insediabilità per l’offerta di gioco pubblico in entrambi i casi ben sotto l’1% dei rispettivi territori comunali).   Analoghe evidenze sono state riscontrate a livello di limitazioni di orari per fasce stringenti non sostenibili che, di fatto, mettono a rischio la tenuta economica della filiera.    (…) Quando lo scorso ottobre l’Istituto ha presentato la Ricerca, di fronte ai dati dell’insediabilità del gioco pubblico nel territorio della Capitale dopo l’applicazione del distanziometro, che nella nostra mappatura sono ridotti ad una percentuale dello 0,7%, ci saremmo aspettati delle contestazioni da parte delle competenti autorità regionali, invece la mappatura di Roma Capitale ha riscontrato un assordante silenzio.    Tornando al tema del rischio dilagante di offerta illegale di fronte a eccessive compressioni di quella legale – su cui incentra il mio odierno intervento-, le analisi del nostro Istituto si sono avvalse dei contributi di importanti Magistrati e di rappresentanti delle forze investigative, nonché della stessa Adm.   I dati dello studio portato a termine da Eurispes erano già allarmanti.

Il professore ha poi proseguito illustrando i dati raccolti dalla Guardia di Finanza e dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Ed ha precisato che “è del tutto evidente che il prolungamento della chiusura forzata del comparto a causa della pandemia, per ormai 10 mesi su 14 da marzo 2020, rappresenta la cosiddetta “Prova del 9” di quanto indicato nelle ricerche portate e termine da Eurispes: le autorità investigative non hanno mancato di rappresentarlo anche nelle sedi ufficiali.” richiamando  “l’esigenza (a parole) ampiamente condivisa di un organico riordino del settore dell’offerta del gioco pubblico, nello spirito e almeno in parte, nella lettera di quanto stabilito dall’Intesa Stato – Regioni-Autonomie locali siglata all’unanimità il 7 settembre 2017, lamentando che in molte aree del Paese è risultata, però, una “lettera morta”. Ma, tornando al tema dell’illegalità, il settore difficilmente sarà in grado di recepire il riordino, per il quale comunque i tempi non sono immediati, se non viene messo in grado di arrivare vivo alla metà. Nel Lazio, ad esempio, l’entrata in vigore del distanziometro il prossimo agosto precluderà qualsiasi ipotesi di successiva riorganizzazione, in quanto la filiera sarà sostanzialmente disarticolata, a vantaggio dei soggetti illegali. E’ bene che gli Amministratori ne siano consapevoli.”

L’inefficacia del distanziometro espulsivo sul piano della tutela sanitaria degli utenti.

La Dott.ssa Sarah Viola ha quindi avuto modo di evidenziare che “il paziente (…) deve essere il centro dell’intervento. Egli va aiutato, in primis, a rendersi conto di avere un problema, ad ammetterlo e ad accettare l’aiuto.   Ciò si ottiene attraverso dispositivi ben diversi dal proibizionismo, in qualsiasi modo agito, si ottiene con un intervento mirato e capillare, personalizzato, potremmo dire e cucito sul soggetto.  Si può ipotizzare un dispositivo che agisca su più livelli: 1) l’osservazione e l’individuazione dei soggetti ludopatici presenti nelle singole sale. Per questo compito potranno essere arruolati giocatori patologici già individuati e “presi in carico” con una sorta di meccanismo di auto-mutuo-aiuto che, da sempre, si utilizza nel trattamento delle dipendenze e che, da sempre, mostra la sua efficacia; 2) controllo e limitazione de soggetti individuati ai quali andrà posto, inizialmente, il divieto di giocare e, soltanto dopo che avranno dimostrato di aver seguito un percorso di consapevolezza e trattamento, potranno essere riammessi al gioco con limitazioni di tempo e tetto massimo di spesa preventivamente concordati;3) le famiglie dovranno essere arruolate come interlocutori di una rete che dovrà unire i gestori delle sale, gli “educatori” presenti in struttura e scelti, come si diceva, nelle file degli ex giocatori patologici, uno o più terapeuti di riferimento, la famiglia, appunto ed eventualmente il medico curante;4) le sale da gioco dovrebbero diventare punti cruciali della informazione e della formazione sul sintomo, attraverso la creazione di eventi aperti alla popolazione e atti a fare “cultura” intorno al mondo del gioco, della ludopatia e delle dipendenze; 5) a disposizione dei giocatori andranno sempre lasciate pubblicazioni specifiche e mirate come pure contatti di professionisti e centri specializzati.

La possibilità di riprendere le fila ripartendo dall’Intesa Stato regioni del 2017

A seguire Pier Paolo Baretta ha indicato che “La crisi economica e sociale, determinata dalle misure di contrasto della Pandemia, ha reso ancor più urgente un piano di riordino del settore del gioco pubblico, sia in ordine alla quantità e qualità dell’offerta; sia in ordine alla tutela delle fasce deboli; sia per contrastare la criminalità organizzata. Bisogna ripartire dall’accordo in Conferenza unificata di qualche anno fa e portare a compimento la riforma”.

La proposta per il Lazio: occorre più prevenzione e proroga tecnica

Domenico Faggiani ha poi proseguito mettendo in evidenza che “La legge regionale del Lazio n. 5/2013 recante “Disposizioni per la prevenzione ed il trattamento del gioco d’azzardo patologico” ha subìto, nel corso degli anni, alcune modifiche. Le ultime quelle apportate con la legge n. 1/2020.  Vi sono però parti della legge che non sono mai state toccate dalle modifiche e che invece necessitavano, e necessitano, di essere riviste e adeguate. Ne indicherò un paio, a titolo di esempio.    L’articolo 9 si occupa della formazione del personale operante nelle sale gioco. Nella legge è scritto che la Regione, i Comuni, le ASL e le associazioni di categoria, di concerto con i gestori delle sale da gioco, promuovono iniziative di formazione. L’attività di formazione del personale che in questi esercizi opera è molto importante, ma la norma, così come scritta, non porta ad alcun risultato. Ed infatti, negli anni, non mi pare ci siano state attività. Bisogna prevedere espressamente nella legge corsi di formazione obbligatori, ed eventuali successivi aggiornamenti, per gli addetti al settore del gioco. Questi operatori, se adeguatamente formati, potrebbero svolgere un ruolo importante anche in tema di prevenzione e di aiuto.    Sempre in tema di informazione e formazione, andrebbe indicato espressamente, nella legge, il ruolo della scuola. C’è un accenno all’articolo 10 della legge, che si occupa del Piano integrato socio-sanitario per contrasto, prevenzione e riduzione del rischio della dipendenza GAP; ma non è sufficiente. A mio avviso andrebbe espressamente prevista nella legge la stipula di accordi, di protocolli con l’Ufficio scolastico Regionale per introdurre nelle scuole secondarie attività di informazione e sensibilizzazione. Ove occorra anche attività di formazione indirizzata al personale docente.  L’attività di informazione dovrebbe riguardare non solo il gioco fisico ma anche, anzi direi soprattutto, quello a distanza.   

C’è, infine, un aspetto, in parte richiamato dal titolo del seminario, relativo alla entrata in vigore, ad agosto prossimo, di una parte delle norme introdotte con la legge di inizio 2020.    Forse una proroga, rispetto all’entrata in vigore di quelle norme, sarebbe una giusta decisione. Ciò in quanto, al momento in cui fu approvata la legge 1/2020, non era certo prevedibile cosa sarebbe accaduto, nei 18 mesi successivi, con la pandemia causata dal covid.     Al contempo è necessario che, nel corso di questo anno, si riesca ad arrivare ad una norma nazionale, che consenta di riordinare, ridurre e riqualificare tutta l’offerta di gioco pubblico. Un codice del gioco, frutto di un confronto con le regioni e gli enti locali.    Successivamente la Regione Lazio, al pari delle altre, potrebbe rivedere la propria normativa, adeguandola al nuovo codice del gioco”.

Priorità al contrasto al DGA ma con questi presupposti non va esclusa la proroga tecnica.

Rodolfo Lena, Presidente I Commissione della Regione Lazio Affari Costituzionali e Statutari, Lotta alla Criminalità e Antimafia, della Regione Lazio ha messo in evidenza il tema centrale del contrasto al disturbo da gioco d’azzardo non ha escluso la valutazione di una proroga per effettuare le valutazioni del caso anche tenendo conto del fatto che la pandemia ha di fatto determinato un numero importante di mesi di chiusura.

Contro il DGA occorre battersi anche fossero pochi casi, ma il tema va trattato senza ipocrisia e va considerata doverosa la proroga.

Marietta Tidei, Presidente della Commissione della Regione Lazio allo Sviluppo Economico, della Regione Lazio ha avuto modo di mettere in evidenza che “Seppure i dati ci dicono che i numeri non sono eclatanti, le istituzioni hanno il compito di farsi carico comunque di chi ha un problema. Siamo stati in passato sicuramente animati da uno spirito positivo.

Senza ipocrisia come legislatori regionali condivido ci sia assoluto bisogno di una proroga dell’entrata in vigore della legge che darà il via libera al distanziometro. Ritengo che non si può pensare che si vada avanti con una norma se i dati ci dicono che non produce gli effetti sperati.    Oggi abbiamo un disperato bisogno di maggior coordinamento tra governo centrale e regioni. Finché non ci sarà questo avremo problemi.     Nessuno ha mai avuto la volontà di togliere posti di lavoro a qualcuno. E’ doveroso da parte nostra provare a prorogare almeno di un anno l’entrata in vigore della norma per la gravità del momento in cui ci troviamo

Bene il contrasto al DGA, da farsi con misure concrete ed efficaci, ma vanno salvaguardati i posi di lavoro e la proroga ora è lo strumento in attesa ella legge nazionale.

Il Consigliere Pirozzi ha messo in evidenza l’aspetto della tutela dei posti di lavoro “Chi c’è oggi deve poter continuare a lavorare.  Credo che la retroattività della norma non abbia senso per le realtà commerciali preesistenti che assicurano il presidio sui territori.  Già la chiusura prolungata imposta al settore per la pandemia ha messo in discussione i presidi di legalità e a repentaglio migliaia di imprese e lavoratori.   Il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo va fatto con misure concrete ed efficaci.   

Il tema occupazionale è importantissimo ed ha origine non nel giusto desiderio di regolamentazione ma nella applicazione concreta del distanziometro che porta non ad una riduzione ma ad un divieto su praticamente tutto il territorio andando poi a penalizzare anche le periferie.  Sradicare l’intero comparto dal territorio significa creare migliaia di disoccupati che in un momento di crisi come questo non aiuterebbe la legalità, anzi.   E’ chiaro che una regolamentazione ci vuole per contrastare il disturbo da gioco d’azzardo, ma è altrettanto chiaro che la soluzione non è l’introduzione di un proibizionismo di fatto determinato dai profili tecnici e urbanistici che sono stati denunziati.   

Per contemperare in modo equilibrato i tanti ed importantissimi interessi in ballo potrebbe essere utile anche una legge nazionale anche per assicurare un presidio di offerta di gioco di Stato nel Paese per i chiarissimi risvolti di contrasto all’illegalità.   Ad agosto è impensabile mettere tutti fuori.   Occorre prendere tempo anche perché così avremo modo di effettuare tutti gli approfondimenti tecnici del caso per renderci conto di quanto sia fondato il timore di espulsione dal 99% del territorio.”.

L’esempio delle valutazioni operate in Regione Campania: parola d’ordine “una legge veramente applicabile, efficace, non di facciata e foriera di conflitti e battaglie legali; DGA va curato e prevenuto, non si combatte con qualche metro in più di distanza o relegandolo in luoghi nascosti.

Dalla Regione Campania, l’ex consigliera PD prima firmataria della Legge Regione Campania 2/2020 ha ricordato l’esperienza vissuta che ha portato alla regolamentazione delle distanze sul proprio territorio mettendo l’accento tra l’altro sul fatto che  “La legge che regolamenta il gioco d’azzardo in Campania, la numero 2 del 4 marzo 2020, mette fine alla situazione di confusione nella quale ha vissuto fino ad oggi il settore, conciliando la necessità di contrastare il gioco patologico e di mantenere un decoro urbanistico nelle nostre città, con quella di non favorire il gioco illegale a scapito e in danno a imprese che, negli scorsi anni, nella piena legittimità, hanno investito risorse e creato posti di lavoro».   Per giungere alla giusta valutazione di tutti gli interessi costituzionali in ballo (tutela della salute e del risparmio dei cittadini, ordine pubblico, gettito erariale, impresa e lavoro) sulla via maestra del contrasto al gioco d’azzardo patologico e il proficuo dialogo tra le parti sono state sentite tutte le associazioni rappresentative di tutti gli interessi collettivi.  

Da un lato tutelare le persone e il decoro delle città con una regolamentazione importante e con l’impegno degli operatori su regole e controllo dall’altro. La parola d’ordine è stata avere una legge veramente applicabile ed efficace e non di facciata e foriera di nuovi conflitti e nuove battaglie legali, a scapito delle tante famiglie che soffrono il dramma della dipendenza da gioco. Il gioco patologico va curato e prevenuto, non si combatte con qualche metro in più o in meno di distanza o con la creazione di luoghi nascosti in cui è ancora più facile eludere i controlli.”.

L’esempio della Regione Puglia: la politica può tornare sui propri passi responsabilmente. Il problema è sorto all’atto dell’applicazione, quando è arrivato il momento di dire a centinaia di piccoli imprenditori, titolari d’investimenti realizzati in base ad una legge dello Stato adottata anche per sottrarre risorse alle mafie, che entro un anno avrebbero dovuto chiudere le loro attività.  E la soluzione è stata trovata.

Dalla Puglia, il Consigliere PD Paolo Campo ha ricordato invece l’esperienza vissuta per modificare il distanziometro inizialmente concepito per renderlo allo stesso tempo sostenibile ed efficace: “Non so dire se il distanziometro applicato nella Regione Lazio come misura di contrasto al gioco d’azzardo abbia le stesse caratteristiche strutturali che aveva la prima versione del distanziometro adottato dalla Regione Puglia. Se così fosse, vorrei ricordare quanto ho affermato in proposito nell’aula del Consiglio regionale quando si è posta l’esigenza di valutare l’effettiva applicabilità della riforma che lo introdusse.    Il tema che ho cercato di svolgere è come contemperare l’esigenza del contrasto al gioco d’azzardo con il diritto all’esercizio di una legittima attività d’impresa. La ludopatia deve essere presa molto sul serio, perché è diventata una vera e propria piaga sociale diffusa trasversalmente nella popolazione.     Allora, come contrastarla in concreto? Ad esempio, potremmo destinare una quota di risorse maggiore ai Sert. O anche, elaborare una diversa politica sanitaria specifica per questo male. Di sicuro non possiamo rimettere in discussione la scelta di regolamentare il settore delle scommesse e lasciare all’illegalità il compito di soddisfare la domanda di gioco che comunque esiste.     Annunciare norme con valore retroattivo sui diritti dei cittadini e delle imprese è un ottimo slogan, ma non ha alcuna utilità. Né si può affermare che i favorevoli alla tutela del comparto delle scommesse legali siano contro le azioni di contrasto e prevenzione della ludopatia. E comunque, nessuna di queste argomentazioni può essere utilizzata nel contesto normativo regionale, giacché il gioco d’azzardo è regolamentato dallo Stato e non dalle Regioni.   Torniamo, dunque, al tema del distanziometro. È funzionale al contrasto al gioco d’azzardo?

Il Consiglio regionale della Puglia ha deciso di rispondere affermativamente e di prevederlo nell’ordinamento. Il problema è sorto all’atto della sua applicazione, quando è arrivato il momento di dire a centinaia di piccoli imprenditori, titolari d’investimenti realizzati in base ad una legge dello Stato adottata anche per sottrarre risorse alle mafie, che entro un anno avrebbero dovuto chiudere le loro attività.

Personalmente, non credo che il distanziometro concepito in quel modo possa funzionare. Imporre unaa distanza di 500 metri da ‘luoghi sensibili’ vuol dire, semplicemente, che non ci sono spazi in cui si possa esercitare quell’attività. E anche riducendo la distanza le conseguenze non sarebbero molto diverse.    Una mediazione si deve trovare e magari si potrà farlo più agevolmente eliminando l’equazione tra gioco d’azzardo e illegalità: è una sciocchezza pensare che le sale scommesse sono tutte e inevitabilmente alimentate da capitali illegali.    In definitiva, serve un compromesso ragionevole e utile, fermo restando l’imperativo della lotta alla ludopatia e la consapevolezza che il distanziometro non aiuta a raggiungere quest’obiettivo.  Il problema va affrontato con serietà; non con gli slogan.”

La visione istituzionale del Sottosegretario al MEF con delega ai giochi.

Il Sottosegretario Durigon ha chiuso i lavori mettendo in evidenza l’importanza del riordino e della necessità di pensare a delle linee guida per i provvedimenti dei territori in grado di assicurare al gioco pubblico la possibilità di volgere il ruolo che gli compete.

Le conclusioni

In definitiva, i punti centrali che sono emersi dagli interventi del convegno sono quelli di seguito elencati e riepilogati.:

Riguardo alla riapertura del comparto post pandemia.   Il rappresentante del Governo intervenuto ha condiviso la necessità di un programma immediato di riaperture e sta lavorando affinché il comparto, ormai devastato dalla pandemia, possa vedersi riconoscere la possibilità di riaprire nel contesto delle riaperture dei ristoranti al chiuso nella data del 2 giugno 2021, tenendo conto dell’analisi dei protocolli da parte del dipartimento sanità per arrivare pronti al prossimo DPCM con l’inserimento del settore del gioco pubblico, fondamentale anche per il ruolo di contrasto all’illegalità, come pure rilevato in ogni sede dall’Amministrazione.  E’ di questi giorni l’intenso lavoro per verificare se il Governo possa rivedere, anticipandola, la data di riapertura per ora fissata per luglio.

Riguardo al sostegno al comparto per la sua ripartenza.   I rappresentanti del Governo e dell’Amministrazione intervenuti hanno confermato la consapevolezza della necessità di un sostegno importante al comparto per la sua ripartenza effettiva, e che essa potrebbe essere assicurata attraverso non solo misure di sostegno alla liquidità ma anche con iniziative strutturali quali quelle relative alle valutazioni sulla durata delle concessioni ed a relative proroghe.

Riguardo al distanziometro espulsivo del Lazio.   L’analisi tecnica proposta dai rappresentanti del mondo scientifico conviene sul problema urbanistico a monte dei parametri del distanziometro che determina il cosiddetto effetto espulsivo anche delle realtà preesistenti dalla sostanziale totalità dei territori, la non diretta efficacia concreta nei confronti dell’obiettivo di contrastare il disturbo da gioco d’azzardo, le conseguenze sull’espansione dell’offerta illegale, il venir meno del gettito erariale da emersione la chiusura di imprese e la perdita dei posti di lavoro.     Al riguardo i rappresentanti di Maggioranza ed Opposizione della Regione Lazio intervenuti, preso atto degli effetti collaterali non voluti del problema urbanistico paventato, hanno dimostrato di poter aprire un dibattito per lavorare su un differimento dell’entrata in vigore di agosto 2021 del distanziometro espulsivo delle realtà esistenti di un periodo congruo considerando che dal precedente rinvio si è dovuto registrare una chiusura di circa 11 mesi per le misure di contrasto alla pandemia e nel frattempo si avrebbe lo spazio per effettuare approfondimenti necessari per individuare una misura tanto efficace contro il disturbo da gioco d’azzardo, quanto sostenibile per la tutela degli altri interessi costituzionali.   E su questo me anticipato in premessa la Giunta regionale ha già dimostrato di muovere i primi passi.

Riguardo ai distanziometri espulsivi delle altre regioni.   È emerso l’auspicio che le riflessioni e le disponibilità dimostrate dai rappresentanti della Maggioranza e della Opposizione della Regine Lazio che sono intervenuti possano giungere anche in Piemonte, e nelle altre regioni pure interessate dal problema, ferma restando da parte del rappresentante del Governo intervenuto l’importanza di linee guida secondo le best practice di alcune Regioni.   Le testimonianze dei rappresentati delle Regioni Campania e Puglia hanno messo sul tavolo l’impegno nella ricerca di misure concretamente efficaci per il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo e l’importanza della ricerca di una soluzione che sia allo stesso tempo sostenibile, anche rimuovendo, se del caso, errori tecnici idonei a compromettere il perseguimento dell’obiettivo e che possano determinare effetti collaterali non voluti.

Riguardo al riordino. I rappresentati del Governo e Amministrazione, così come tutti gli intervenuti, confidano che il tante volte annunciato riordino, auspicato non solo dal comparto, rappresenti la chiave per un contrasto al disturbo da gioco d’azzardo effettivo, da un lato, e strumento di equilibrio e sostenibilità per la tutela di tutti gli interessi costituzionali coinvolti (anche rimuovendo gli errori tecnici dei distanziometri regionali interessati), dall’altro, fermo restando che l’auspicio è che possa trovar luce nel 2021, in tempo per mettere in sicurezza il sistema concessorio.

Infine una parola va spesa per ricordare che le proroghe di norme sbagliate (come quelle dei territori che prevedono distanziometri espulsivi) in genere assumono ancora più rilevanza per tutti gli interessi costituzionali in ballo quando servano in concreto a dare tempo al legislatore affinché riesca a trovare la giusta regolamentazione – stabile e definitiva – di un problema, senza limitarsi, come si dice, a spostare solo un po’ in là il problema.

Geronimo Cardia



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