Manovra: Acadi, pericoloso chiedere altri 300 mln ai giochi (Ansa)

31.10.2019

“L’ipotesi che nella manovra si chiedano altri 300 milioni di euro al settore dei giochi è una strada pericolosa”. Lo afferma all’Ansa Geronimo Cardia, presidente di Acadi, l’Associazione Concessionari di Giochi Pubblici. “E’ ormai a rischio l’intero sistema: non solo sul piano industriale per gli operatori del settore, ma anche e soprattutto, per gli oltre 10 miliardi di euro che i giochi garantiscono ogni anno in tasse, alle casse dello Stato. Una contrazione dei consumi porterebbe inevitabilmente ad una riduzione dei volumi della raccolta, con effetti contrari a quanto si vuole ottenere”, ha aggiunto. Acadi propone, “innanzitutto, il rispetto dei contratti di concessione sottoscritti e la tutela degli interessi delle aziende e delle loro reti distributive. Questo settore contribuirà con oltre 500 mln di euro alle coperture della manovra: si tratta del decimo intervento in cinque anni tra incrementi del prelievo e riduzioni forzose di aggi della filiera. Ora il legislatore e’ in cerca di altri 300 milioni. Pensare che i giochi siano un bancomat da cui attingere senza soluzione di continuità è miope. Il gioco non è più un mercato sicuro; Molte imprese sono in difficolta’, alcune chiudono. Sono già in atto procedure di mobilita’ che interesseranno centinaia di lavoratori. Continuando su questa strada, gli unici a potersi dire soddisfatti saranno quegli operatori che tutt’ora operano ai margini della legalità o oltre”. Una riorganizzazione del settore dei giochi potrebbe armonizzare questo quadro frammentato, soprattutto a livello di fiscalità: “Siamo tutti d’accordo su una regolamentazione del settore. Credo che un riordino intelligente rappresenti, per tutti gli attori coinvolti, un’opportunità per arrivare ad un modello distributivo sostenibile. Una possibile misura che tenda all’armonizzazione del settore e alla responsabilizzazione degli enti locali che regolamentano gli esercizi sui territori potrebbe essere quella di stabilire una compartecipazione degli enti locali stesi al gettito erariale generato dal gioco. Si potrebbe infatti ipotizzare un meccanismo di tassazione di destinazione, che finalizzi alcune porzioni del gettito che arriva all’erario per attività di tipo sociale degli enti locali. Si tratta di un processo strategico da costruire assieme al Regolatore: continuare invece a ‘strozzare’ il sistema aumentando la pressione fiscale, significa affogare il sistema stesso che contribuisce oggi con oltre 10 miliardi di euro all’anno alla fiscalità generale”, conclude Cardia.

 

 

 

 



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