Contrasto al gioco d’azzardo patologico inserito nel programma di Governo (Roma)

Intervento di Geronimo Cardia del 24.09.2019 su il “ROMA”

 

Il Movimento 5Stelle ed il Partito Democratico alla fine hanno inserito tra i 26 punti del “Patto” del Governo della “Svolta”, il cosiddetto Conte Bis, anche un punto condiviso sul “gioco pubblico”. Il punto sul Gioco Pubblico, prima assente, poi palesato in una versione, poi in un un’altra, alla fine è stato concepito come “Contrasto al gioco d’azzardo patologico”. Gli esperti parlano più in generale di disturbo da gioco d’azzardo. Con ciò intendono che il contrasto andrebbe fatto non solo all’approccio patologico ma anche a quello problematico, meno grave ma non per questo meno preoccupante, senza dimenticare la tutela di chi, razionale, non finisca per scivolare nella problematicità prima e nella patologia poi.

Qui la vicenda si fa seria, soprattutto quando, con l’obiettivo chiaro in mente, si vanno a cercare gli strumenti adatti per combattere questa guerra, giusta, contro il male. Il primo strumento è quello della normalizzazione del fenomeno, che si applica rendendo consapevole chiunque si avvicini al gioco, che si tratta di una forma d’intrattenimento, dunque di un modo di trascorrere il tempo, e non di un viatico per arricchimenti improvvisi o per raggiungere traguardi immeritati concessi dalla dea bendata. Il secondo strumento è quello costituito dal supporto dell’esercito di professionisti qualificati che quotidianamente gestiscono per lo Stato il gioco. E, infatti, è stato già detto che il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo, e non solo al gioco d’azzardo patologico, rappresenta il primo obiettivo, se non proprio la ragion d’essere, del sistema concessorio e del comparto del gioco pubblico che, anche e soprattutto per questo, mette a disposizione dei cittadini un’offerta di prodotti regolamentata e misurata dallo Stato, attraverso il canale distributivo di operatori qualificati, selezionati e controllati che presidiano i territori (ove ciò risulta ancora consentito dai distanziometri, viziati da errore tecnico che determina il pluridenunziato effetto espulsivo), confinando di fatto l’offerta di prodotti incontrollati, e per questo per definizione nocivi, messi a disposizione invece dall’illegalità. Il presidio dei territori con un’offerta pubblica di gioco stabile, misurata e qualificata, col compito di distribuire prodotti sempre più regolamentati, misurati e controllati, il raggiungimento di una consapevolezza piena attraverso messaggistiche adeguate, la prevenzione e il coinvolgimento delle strutture sanitarie del territorio, rappresentano strumenti di contrasto al disturbo.

L’orizzonte è chiaro, il cammino è ancora lungo, le tappe sono tante ma il tempo a disposizione è breve: riordino e stabilità del sistema concessorio, che rappresentano i pilastri per l’attuazione del contrasto concreto al disturbo da gioco d’azzardo, non possono far aspettare utenti, lavoratori, imprese. Oggi il Conte Bis ha la possibilità di proporre una riforma che restituisca normalità al “gioco pubblico. Al primo punto della riforma andrebbe certamente imposta la rimozione di quegli strumenti di contrasto al disturbo, che strumenti di contrasto non

sono, quali i distanziometri espulsivi. Cosa sono i distanziometri espulsivi? Per contrastare il disturbo da gioco d’azzardo tutte le Regioni hanno vietato la presenza di punti di gioco pubblico in prossimità di determinati luoghi sensibili come scuole, ospedali, chiese etc. Il problema è che i luoghi sensibili ed i metri d’interdizione si sono rivelati talmente tanti al punto che alla fine è stato vietato praticamente tutto il territorio. Una proibizione di fatto del gioco pubblico che, non solo da un punto di vista sanitario non cura né previene ma che, per altri versi, spazza via i punti di “gioco pubblico”, fa chiudere le imprese sane del comparto, fa perdere migliaia di posti di lavoro sui territori, apre le porte all’illegalità e fa perdere gettito erariale. Un disastro, questo, di cui alcuni Governatori saggi si son resi conto, in tempo, chi sospendendo gli effetti del divieto ingiusto ed inutile e chi proponendo altre modalità di contrasto, come Michele Emiliano in Puglia, ad esempio, che coraggiosamente, dopo un periodo di sospensione del divieto per studiarne le incongruità, ha rimesso mano alla legge regionale cominciando a rimuovere alcune importanti criticità. Ora lo stesso percorso riformista sembra lo stia affrontando la Regione Campania di Vincenzo De Luca, ma siamo ancora all’inizio, anche se il tempo a disposizione è poco. Il rischio di abbandonare la domanda di gioco in braccio all’offerta illegale ed al contrabbando è dietro l’angolo e va scongiurato, soprattutto perché si tratta di un prezzo salatissimo, per giunta pagato senza ottenere in cambio alcun vantaggio nella guerra al disturbo da gioco d’azzardo.

 

 

 



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